Attualmente nel mondo esistono ancora 40mila chilometri di barriere artificiali, 40milioni di metri di cemento armato che coprirebbe l’intera circonferenza della Terra: undici muri furono costruiti tra il 1947 e il 1991 (anni di Guerra Fredda), sette tra il 1991 e il 2001, ventidue tra il 2001 e il 2009. Negli ultimi 10 anni settanta, con altri 7 già finanziati e in via di completamento. Sono passati oramai 30 anni dalla caduta del muro per eccellenza, quello di Berlino, che aveva la finalità di separare la parte Ovest della città stessa, controllata dalle forze americane, francesi e britanniche, dalla parte Est, controllata dai sovietici. Tuttavia, mentre celebriamo la caduta del Berliner Mauer, idealmente la libertà di tutti, pregando in cuor nostro che lo stesso errore che ha straziato innumerevoli cittadini della città nota ormai soprattutto per i più di 140 chilometri che per anni l’hanno divisa a metà, non venga mai più ripetuto, siamo gli stessi che quotidianamente erigiamo sempre più barriere fisiche e soprattutto ideologiche. Infatti ancor prima che il muro tra l’Ungheria e la Serbia, quello tra il Messico e gli Stati Uniti, quello tra la Bulgheria e la Turchia (alcuni dei muri più moderni diventanti anche cavalli di battaglia delle varie campagne politiche) venissero costruiti, dietro vi è la spinta di numerosissime ideologie che ci vogliono divisi, protetti da un nemico idealizzato ed inesistente; innumerevoli pensieri d’odio pregnanti di ignoranza, visioni ottuse che mirano alla salvezza dallo straniero che non sembra più indentificarsi nelle popolazioni oltreoceano che sbarcano nella nostra Terra per inseguire il sogno, il più delle volte infranto, di una vita migliore, ma sempre più nei nostri stessi concittadini, abitanti della stessa città, vicini di quartieri differenti. I muri, infatti, non sono solo quelle barriere fisiche che possiamo o potremmo sfortunatamente toccare con mano che dividono un Paese dall’altro, ma sono quegli sbarramenti più sottili che ogni giorno alziamo, forse senza neanche renderci conto, verso chi non solo ha credenze, usi e costumi, colore della pelle diversi, ma anche con chi ha interessi diversi dai nostri, differenti modi di vestire, agire o pensare, diverso orientamento sessuale; e sono proprio queste costruzioni invisibili ma radicate in ognuno di noi che hanno portato e stanno portando alla creazione dei muri che oggi separano il nostro mondo. Se non abbattiamo in primis le barriere mentali che cerchiamo di nascondere con finti messaggi di solidarietà quando l’occasione lo permette, non potremmo mai pretendere che chilometri e chilometri di cemento armato, come è stata la “cortina di ferro” di Berlino, siamo abbattuti e mai più depositati al suolo. Fragili democrazie le nostre che, invece di abbattere, ci isolano, rifiutando e respingendo, in una società che separa, blinda, chiude quando invece dovrebbe rimettere al centro l’uomo. Il muro come strategia difensiva, ognuno chiuso in barriere di ferro e filo spinato la cui unica visione che permettono è solamente il cielo.

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