Nel 1961, i filosovietici della Repubblica Democratica Tedesca costruirono un muro che attraversava la città di Berlino, che divise la Germania dell’est da quella dell’ovest, impedendo alle persone che si trovavano nella D.D.R. (Deutsche Demokratische Republik) di oltrepassare il confine per entrare nella B.R.D. (BundesRepubblik Deutschland), ovvero la Repubblica Federale Tedesca. Migliaia di persone, infatti, in piena Guerra Fredda, furono costrette a non poter più incontrare i loro parenti che si trovavano dall’altra parte del muro. Tale edificazione fu effettuata per evitare il continuo flusso emigratorio che tra il 1949 e il 1961 ha visto il passaggio di circa due milioni di persone dalla Germania dell’est, che imponeva restrizioni sulla libertà di ogni cittadino, verso la Germania dell’ovest molto più liberale. Un altro aspetto da prendere in considerazione fu la continua rivalità tra gli U.S.A., alleati della B.R.D., e la Russia appoggiata dalla D.D.R.. Una serie di avvenimenti, quali ad esempio gli interventi di Papa Giovanni Paolo II, la Perestroika di Michail Gorbačëv, portarono quindi alla caduta definitiva di quel muro ed il 3 ottobre del 1990 la Germania venne definitivamente riunificata.

Purtroppo l’uomo non impara dagli sbagli commessi in passato; infatti, nel 2019 sono ancora presenti nel mondo circa 70 muri. Alcuni, come quello tra l’India e il Bangladesh, lungo 4.053 chilometri, nato con lo scopo di bloccare i traffici illegali e le infiltrazioni terroristiche; altri nati per dividere popoli di etnia diversa. A tutte queste costruzioni bisogna aggiungere i muri invisibili che, anche all’interno delle singole nazioni, vengono create ad esempio tra nord e sud, tra poveri e facoltosi.

La necessità di costruire tali fortificazioni non avrebbe bisogno di esistere se ci fosse una maggiore sorveglianza dei confini e la possibilità di una vita migliore delle persone all’interno del proprio paese.  

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