I bambini si educano con le regole. Esse creano confini, limiti di cui i

futuri adulti hanno disperatamente bisogno per diventare “grandi” e non più uomini eternamente bambini.

Il problema non sono i giovani, nonostante siano maleducati e superficiali, ma la famiglia e

le istituzioni, ovvero chi dovrebbe educarli, quindi la società stessa.

I “nuovi genitori” sono troppo permissivi, troppo disposti a proteggere i propri figli e non

riescono ad affermare la propria autorità, mentre la società propone loro idoli capricciosi e

di dubbia moralità, aggravando insomma la già difficile situazione, facendo abbandonare

loro i valori più importanti. Tutti gli atteggiamenti scorretti dei giovani, come stare ore e ore

al cellulare, rivolgersi sgarbatamente alle autorità, maltrattare il prossimo e non curarsi

delle persone che li circondano, derivano quindi da una cattiva educazione.

Tra gli adulti e i ragazzi manca la volontà di comunicare e piuttosto che correggere gli

atteggiamenti sbagliati dei ragazzi, si tende a legittimarli.

Per fortuna in aiuto riesce ogni tanto ad intervenire la scuola. Per le famiglie la scuola può

essere un punto di riferimento che offre occasioni d’incontro, confronto e di sostegno alla

funzione genitoriale.

Le maestre con il loro prezioso e insostituibile “lavoro” e poi i professori, punto di riferimento per gli alunni rappresentando, talora in modo diretto, talvolta indirettamente, modelli che integrino quello proposto dai genitori.

La scuola è prima di tutto studio, conoscenza, cultura, apprendimento dei saperi, ma è anche educazione, rispetto delle regole, teatro di crescita civile e di cittadinanza.

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