Nei giovani c’è sicuramente la voglia di comandare e di sentirsi superiori come in tutte le persone del resto, ma allora perché vogliono sottoporsi a delle regole entrando nel famosissimo programma “Il Collegio”, perché al posto dell’estate questi ragazzi, che partecipano al programma appunto d’estate, preferiscono andare a scuola e sottoporsi a delle regole che loro stessi a casa propria distruggono.

Il Collegio in breve si può definire come un’esperimento sociale dove una ventina di adolescenti tra i 13 e i 17 anni devono studiare per circa un mese in un collegio in stile anni sessanta o anni ottanta, per conseguire il diploma di licenza media dell’epoca. Gli studenti, all’ingresso nella struttura, hanno l’obbligo di indossare le uniformi del collegio e devono seguire le severe regole della struttura, che comprendono il rinunciare a telefoni, elettrodomestici, prodotti di bellezza, cibo nelle camerate ed ogni tipo di agio. Inoltre, sono obbligati ad avere un taglio di capelli ed uno stile adeguati al contesto, senza piercing, trucchi ed ogni tipo di oggetto personale. Le trasgressioni quali insubordinazione, turpiloquio, detenzioni di cibo o di oggetti tecnologici o scorribande notturne con furti tipicamente di vivande e atti di vandalismo, atti contro il proprio corpo, prevedono le relative sanzioni come compiti di punizione, salto di un pasto, isolamento, o addirittura l’espulsione.

Secondo me questi ragazzi entrano a far parte del collegio perché sentono il bisogno delle regole, senza regole cade tutto a pezzi. I ragazzi non avendo regole a casa sentono la pressione addosso, per questo hanno bisogno di qualcuno che dia loro dei limiti altrimenti entrano in confusione. Arrivati al collegio è ovvio che vogliano distruggere quelle regole ma lo fanno solo perché credono che certe regole siano esagerate o ingiuste come abbandonare il telefono o tagliarsi i capelli. Ovvio che a me non piacciono certe regole ma pensandoci mi rendo conto che alla nostra società serve, per mantenere quell’ordine che senza regole non ci sarebbe.

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