Le regole sono sempre viste come impedimenti, come cose che non ci permettono di fare ciò che vogliamo, limiti della nostra libertà. Ma cos’è la libertà? Su cosa si basa?

Ci riempiamo spesso la bocca di questa parola, spesso non concependo a pieno in cosa consista.

La libertà non è, come erroneamente spesso si crede, fare tutto ciò che si vuole; perché se così fosse cosa mi impedirebbe di uccidere e dire che sono “libero” di fare ciò che mi pare?

La libertà è fatta di regole. Non le regole che da sempre ci vengono dipinte, anche dai politici e quindi da chi più ci rappresenta e dovrebbe essere il nostro modello, che ci fanno sempre male, che non ci rispettano. Sono regole del vivere civile, regole che impediscono il caos.

Proprio in questo mondo in cui tutti travisano il significato di libertà interpretando le regole come il suo opposto, occorrerebbe che venisse spiegato che le regole sono proprio necessarie per evitare il caos che il libero arbitrio lascerebbe.

Proviamo ad immaginare una strada senza regole, gente che entra nelle rotonde senza precedenza, sfrecciando a 100 chilometri orari in centro abitato, parcheggiano in mezzo alla strada, sarebbe libertà questa? No, sarebbe il caos, quindi una giungla senza giustizia, dove il più forte vive e gli altri soccombono ai pericoli che una strada senza regole presenta.

Le regole sono quindi ciò che garantiscono la libertà, la tutelano dai soprusi e fanno si che le libertà di tutti convivano in armonia.

Allora la domanda che verrebbe spontaneo porsi è il perché sia nata la concezione che le regole siano una cosa brutta.

Il problema di fondo è che fare le regole è difficilissimo, è un compito diplomatico delicatissimo, che deve conciliare migliaia di interessi diversi cercando di essere imparziali e di rendere le nostre vite più semplici nella comunità. Proprio perché è un compito così complesso è facile che alcune leggi possano essere sbagliate. I motivi per cui possono essere sbagliate sono principalmente due:

 incompetenza dei legislatori e interesse personale su quella determinata legge da parte di chi legifera. Motivo quest’ultimo se possibile ancora più grave del primo, tanto che soprattutto per questo le regole perdono di credibilità.

Questi casi, il secondo veramente deplorevole, portano a seri problemi nella convivenza delle comunità, poiché ne rompono l’equilibrio precario, dunque alla ribellione sacrosanta dei cittadini che quindi avranno successivamente una generale diffidenza nelle regole e in chi le fa.

Non è purtroppo un sistema a cui sono sottomessi solo gli adulti, ma anche i bambini e i ragazzi.

Essi sono soggetti a diversi regolamenti, quelli imposti dai genitori, della società e della scuola. Ovviamente a dire così sembra chiaro che sia una cosa positiva, tutto questo insegna ai giovani l’educazione, il rispetto, le regole del vivere civile. Eppure anche questi sistemi hanno lacune gigantesche che, proprio perché formano i cittadini del domani, portano ad enormi disfunzioni nella comunità.

Infatti spesso questi sistemi non tengono conto di con chi stiano parlando, del fatto che i ragazzi siano esseri pensanti e che leggi imposte con la forza ottengano solo una sempre maggiore diffidenza da parte di chi le ascolta. Infatti imporre senza far capire con il buon esempio di chi parla, soprattutto ai ragazzi che hanno ancora tutto da imparare, produce solo distacco tra due mondi che non si capiscono, perché sostanzialmente non parlano la stessa lingua.

I ragazzi, come chiunque nella nostra società, per quanto si dica continuamente che siamo sregolati e che vogliamo sempre fare ciò che vogliamo, desiderano solo sapere dove stanno andando, avere un percorso più o meno definito che li introduca alla loro maturazione.

Vogliamo essere guidati fin quando non avremo appreso a sufficienza per andare da soli. Questo vale non solo per noi, ma per tutti gli uomini.

Dunque il problema non è la nostra mancanza di “amore per le regole” non è questo che porta le persone a fare scelte sbagliate, ma la mancanza di un modello che ci ha indirizzato sulla via giusta, che ci ha insegnato come comportarci, un problema che si riflette anche sul cosiddetto “mondo degli adulti”.

Infatti i modelli di oggi sono mio malgrado degli illetterati. In televisione, strumento che nelle nostre case ha quasi totalmente soppresso il dialogo divenendo l’unica voce degna di nota e dunque l’unica da cui apprendiamo, è presente una brutalità da parte di chi dovrebbe essere esempio di correttezza e moralità del nostro paese agghiacciante. Gente che urla, che insulta, che non rispetta il diritto di parola altrui, tutti valori che infrangono il modo civile di vivere che regole che proprio per darci un esempio eccelso si sono raffinate nel tempo. Eppure non sono tanto le parole che educano, nonostante abbiano un altissimo valore, quanto i fatti.

Dunque non dovremmo lamentarci dei ragazzi né tanto meno degli adulti ineducati che pretendono di avere ragione anche quando hanno palesemente torto, perché questo è l’esempio con cui li abbiamo cresciuti, non con regole costruttive in cui potessero riconoscere un sentiero su cui costruirsi un futuro, ma una strada di costrizioni, buia e senza alcun modello vero che ci ispiri fiducia e ci illumini la via, lasciandoci nell’ombra dove spesso ci perdiamo irrimediabilmente, dovendo anche patire le accuse di chi non vede l’abbandono a cui siamo stati costretti.

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