Il 26 novembre 2019 a Monte Citorio, presso la Camera dei Deputati, si sono presentati soltanto 6 deputati su 630. Quel giorno dovevano discutere la conversione in norma definitiva del cosiddetto “decreto sisma”, un decreto-legge approvato lo scorso 24 ottobre, il quale prevede:

  • un’agevolazione fiscale, per le persone colpite dai terremoti del Centro Italia, pari al 60% degli oneri che erano stati sospesi subito dopo gli eventi catastrofici e pertanto, dovranno restituire solo il 40% delle tasse;
  • la possibilità di accelerare i tempi di costruzione ai privati, riducendo i controlli a campione solo ad una fascia del 20% delle persone che fanno richiesta, anziché, come accade oggi al 100% di essi;
  • misure per agevolare l’approvazione dei progetti prevedendo la possibilità, in fase di presentazione, di pagare i tecnici ed i professionisti anticipando solo il 50% dei loro onorari senza possedere alcuna copertura a garanzia;
  • la ricostruzione degli edifici pubblici nel luogo in cui si trovavano, salvo impedimenti oggettivi, attribuendo priorità agli edifici scolastici;
  • per ciò che concerne lo smaltimento delle macerie, l’obbligo di aggiornamento da parte delle Regioni del piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti, al fine di individuare nuovi siti di stoccaggio temporaneo.

Il comportamento tenuto dai nostri rappresentanti è stato veramente vergognoso in quanto, una volta acquisito il potere e lo stipendio da parlamentare, non pensano più al bene delle persone che li hanno votati. Ogni volta che succedono questi eventi catastrofici la macchina della solidarietà (intesa come popolazione) si attiva immediatamente con raccolte di ingenti fondi, che spesso finiscono nelle casse di consulenti e progettisti… cioè si costruiscono carte, carte e carte. Le persone, invece, vorrebbero che quei soldi raccolti servissero per comprare il cemento armato, magari di ottima qualità.  Speriamo che nella prima seduta utile si mettano la mano sulla coscienza e si presentino tutti i 630 deputati per votare all’unanimità questo decreto chiedendo scusa al paese e, in particolar modo, queste povere famiglie, che da un giorno all’altro si sono ritrovate senza casa.

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