Nel corso degli ultimi anni il fenomeno del capitalismo, e con esso quello del consumismo, ha preso piede sempre più prepotentemente fino a delineare ciò che è attualmente la società. Il capitalismo è un sistema economico nel quale la pianificazione economica di ogni cittadino non è regolata direttamente dallo stato e nel quale, dovendo ognuno vendere il proprio prodotto e dimostrare di essere il migliore nel produrlo, c’è necessità di pubblicizzare il bene che viene proposto, cercando di influenzare le decisioni dei consumatori e convincendoli quindi di necessitare della merce proposta. Certamente chi sa suggestionare ottiene successo e potere più facilmente e ciò accade da sempre, ma, a partire dal ventesimo secolo, la pubblicizzazione è diventata sempre più fondamentale e questo si è andato a riflettere in ogni ambito, compreso quello politico. I politici di maggior successo sono quelli che riescono a far condividere le idee che esprimono al più alto numero di persone, fattore che purtroppo è diventato tossico, e ciò ha portato ad una strumentalizzazione della politica, che dovrebbe ricercare il benessere comune in modo disinteressato, per soddisfare le ambizioni personali di chi la esercita. E’ infatti evidente come i leader politici cerchino continuamente di parlare alla pancia delle persone fomentandole contro nemici comuni mai realmente dannosi mentre guidano paesi che proprio per questo motivo stanno collassando. Non presentarsi in senato quando si tratta di decidere come cercare di risolvere un problema ormai presente da tre anni come quello del terremoto in centro Italia perché in zone spopolate non si ottiene un numero considerevole di consensi è un sinonimo di profonda malafede, perché fino a quando qualcosa fa notizia si cerca di pubblicizzare la propria proposta per risolverla, quando si dimentica il problema scompare.

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