Spontanea, controcorrente, illegale, nasce così la corrente artistica divenuta espressione di numerosi talenti che hanno voluto fare di metropolitane abbandonati e muri la propria tela, per protestare contro una società che li emarginava.

Un fenomeno antropologico che si sviluppa fin da quando gli antichi incidevano le pareti per lasciare un messaggio o il segno del proprio passaggio, per poi prendere il sopravvento con l’invenzione della bomboletta spray negli anni 70′-80′.

differente è però lo scopo del graffitismo, quello di provocare e trasgredire, da quello della street art, che vuole sedurre lo spettatore. Due correnti spesso confuse tra loro perchè entrambe nate in strada: il Graffitismo comunica attraverso spray e markere e i soggetti sono spesso legati allo studio della lettera, mentre la più ampia categoria di Arte di Strada include anche altre tecniche quali la Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni Video e le Installazioni.

Non si tratta solo di disegnare una scritta, un corpo o un volto, ma di dare vita a quest’ultimo, raccontando una storia ed esprimendo emozioni. Basti pensare a Kilroy was here, il primo progetto di Street Art mai esistito. I soldati americani della Seconda Guerra Mondiale disegnavano il volto di questo omino stilizzato con la scritta “Kilroy è stato qui” senza minimamente sapere che avrebbero dato così vita a un processo senza precedenti.

Ma se i graffiti vengono analizzati nei minimi dettagli e colori e,  abbelliscono gli spazi urbani, non si possono definire tali gli scarabocchi realizzati sulle pareti di edifici storicamente e culturalmente importanti per una città, eredità di un patrimonio che contraddistingue il nostro Paese. Una scelta che non può identificarsi con la corrente artistica, in quanto inespressiva e frutto di una trasgressione infondata volta all’attenzione mediatica. Ben venga la decorazione di centri abbandonati e degradati, ma venga impedita la rovina di quelle opere che da sé incarnano l’essenza più vera dell’arte.  “ La pittura nelle strade sta diventando parte reale delle città. Non è uno sport per spettatori” .

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