Keith Haring, il re dei graffiti che rappresenta l’emblema della storia artistica e sociale del graffitismo degli anni ottanta disse: “L’arte deve essere qualcosa che libera l’anima, che provoca l’immaginazione e che incoraggia le persone ad andare lontano con la fantasia”.

Il Graffitismo nasce alle fine degli anni ’60 a New York. Le sue origini sono legate alle metropoli e al disagio che le grandi città creano, infatti, molti artisti anonimi avevano scelto i grandi spazi lasciati vuoti dal degrado urbano o dalle strutture abbandonate per esprimere una loro idea di plasticità e decoro. Con il passare del tempo il fenomeno si è trasformato in una vera e propria forma d’espressione artistica valicando confini culturali e territoriali. Oggi il Graffitismo si presenta come un fenomeno attuale, complesso e spesso frainteso. Li vediamo tutti i giorni, ovunque, sulle facciate dei palazzi, sui vagoni dei treni, sui cartelli stradali, sui muri dei centri storici e delle periferie: tag, graffiti, murales. Ma tutto ciò è arte o vandalismo? Fino a dove arriva il diritto delle persone di esprimere la propria creatività e dove inizia quello dei cittadini di avere le proprie città pulite? Quando il murales, il graffito o quel che sia rovina edifici e monumenti, allora cadiamo nel vandalismo, screditando e sminuendo quello che è il significato di questa corrente. Nella città, invece, che sono state vittime di terremoti, i murales potrebbero essere un’idea geniale per decorare strutture in legno o in ferro utilizzate per la messa in sicurezza dell’edificio e per abbellire e rendere più colorati i pochi muri rimasti. Il Graffitismo è una vera e propria forma artistica che va rispettata e onorata in quanto è davvero molto complicato fare dei disegni di una tale bellezza soltanto con una bomboletta e con tanta passione. Spesso si tende a screditare coloro che disegnano graffiti sui muri perché c’è un gran numero di persone che macchia le pareti con frasi o disegni insignificanti. Bisogna stare molto attenti a non fraintendere il termine “Graffitismo” con il termine “vandalismo”, perché tra i due c’è un’enorme differenza.

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