Il graffitismo è una manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano, frequentemente considerati atti vandalici e puniti secondo le leggi vigenti. Nasce a Filadelfia nei tardi anni sessanta sui treni e si sviluppa in seguito a New York negli anni settanta fino a raggiungere una prima maturità stilistica a metà degli anni ottanta. Il fenomeno, spesso messo a confronto ricordando la pittura murale, è da alcuni ad essa accostato, poiché numerosi graffititi imbrattano, spesso impunemente, mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico. Il graffitismo è quindi oggetto spesso di molte polemiche, come quella sorta a Ravenna, sono infatti numerosissimi i muri della città che sono stati imbrattati dai ‘writer’, i luoghi che sono stati colpiti principalmente da tale vandalismo sono borgo San Rocco, il palazzo dei Congressi, il liceo classico e la piazza dei Caduti. Negli ultimi mesi il comune di Ravenna ha così deciso di stanziare 40mila euro per una campagna di polizia, l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani ha dichiarato «Prima erano 5000 ed erano pochi. Interveniamo su segnalazione: quando ci viene indicata la presenza, spesso da parte delle forze dell’ordine, di scritte volgari o ingiuriose». Ma è giusto censurare tale arte? A Roma qualche settimane fa c’è stata un’iniziativa organizzata da Gallerie Urbane, i quali si occupano della risanazione urbana, che prevedeva di chiamare vari artisti a decorare le campane per il vetro, il tutto è stato autorizzato dal comune di Roma; ritengo che questo sia il giusto compromesso, trovo sbagliato vietare a priori il graffitismo ma allo stesso tempo trovo sbagliato quando esso diventa praticamente un atto di vandalismo, al contrario se autorizzato è un ottimo modo per abbellire la città.

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