Fino a poco tempo fa le sardine indicavano solamente un pesce dal corpo allungato, che presenta squame piuttosto appuntite nella zona del ventre, ora invece con questo termine si indica un movimento denominato così dal modo di dire di stare stretti come delle “sardine” in riferimento alle tante persone che riempiono le piazze. Inoltre il termine ha anche un significato metaforico che allude al caratteristico “silenzio” dei pesci. Un silenzio che gli organizzatori della protesta dicono di contrapporre agli “urlatori” dei comizi politici.

Andrea, Giulia, Mattia e Roberto sono quattro amici poco più che trentenni. Loro sono i promotori di questo movimento che per la prima volta si è trovato insieme a Bologna, in piazza Maggiore; 15mila “sardine” pronte per sfidare in contemporanea Matteo Salvini, che giovedì 14 novembre ha lanciato dal palco del “Pala Dozza” la candidatura di Lucia Bergonzoni alla presidenza della regione Emilia-Romagna.

Quelli che per Salvini sono soltanto degli “imbecilli dei centri sociali” stanno invece riscontrando grande successo. Dopo Bologna le “sardine” si sono ritrovate a Modena, a Sorrento fino ad arrivare a Roma, dove, anche qui, 35 000 persone hanno deciso di farsi sentire.

Questo è un fenomeno che sta avendo una forza incredibile, straordinaria. Dopo Roma le sardine hanno esposto 6 punti programmatici ed hanno successivamente sottolineato di non essere un partito e che non considera al momento la possibilità di eventuali collaborazioni, anche se non è escluso un dialogo futuro con il centrosinistra.

Detto ciò da sinistra in molti hanno elogiato il movimento, mentre da destra non sono venute meno le polemiche specialmente dalla Lega. Infatti, qualcuno ha persino supposto che dietro quella che si definisce un’iniziativa apartitica ci sia invece l’ombra di qualche personaggio politico molto vicino all’area rossa emiliana.

Che si critichi il movimento non è importante, ciò che conta è vedere dei ragazzi in piazza lottare per degli ideali, credere che in Italia le cose possano migliorare se tutti diventiamo protagonisti e non semplici spettatori.

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