Dall’oggi al domani tutti i social e talk show si sono ritrovati a parlare del medesimo argomento: un gruppo di giovanissimi rivoluzionari che improvvisamente hanno iniziato a riempire piazze. A confermare la stranezza di questo movimento è il nome altrettanto insolito di “Sardine”.

Si sono imposti nelle conversazioni di tutti i giorni, eppure, nonostante tutto ciò che si dice, nessuno sa veramente chi siano.

Dunque, un po’ affascinata da questo nuovo movimento rivoluzionario, ho cercato di capirne qualcosa andando a vedere i principi su cui il movimento si basa, stilati dagli stessi ispiratori di questo gruppo.

Quello che ho trovato non ha affatto soddisfatto le mie aspettative.

Sono 10 punti vuoti di contenuti.

Per citarne alcuni:

“3. La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico”

Non credo di esagerare quando dico che tale richiesta, ovvero che si debba ragionare e non agire in base alle emozioni, sia condivisa da chiunque. Nonostante però l’ovvietà di quanto detto, le sardine sono riuscite a contraddirsi:

  1. Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici.

L’empatia sul dizionario della Treccani risulta come: “(…) la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona (…)”. Come si fa ad essere empatici se si mettono le emozioni in secondo piano rispetto alla ragione? Inoltre, cosa vuol dire che “siamo vulnerabili e accettiamo la commozione”? Non è forse una cosa intrinseca dell’essere umano la commozione, oppure è necessaria l’approvazione delle sardine, che rivoluzionarie come sono ci hanno concesso di commuoverci dopo secoli che non potevamo più?

Questi sono solo 2 dei 10 punti, eppure non trovo valga la pena riportare gli altri, in quanto sono tutti così, o banali, o contraddittori, o entrambi.

Quindi la domanda che viene naturale porsi è come simili principi possano attrarre tante persone, come fanno a rivedercisi tutti?

Credo che la risposta risieda proprio nel non prendere posizioni. Infatti questo movimento dice un po’ di tutto e un po’ di niente, come si può facilmente desumere dai suoi punti, ma proprio per questo tutti ci si rivedono.

Perché in questa società dove si segue la massa senza più pensare criticamente a ciò che ci circonda, dove nessuno ha una propria opinione, dove c’è un diffuso e immotivato buonismo; un movimento che ha posizioni così indefinite e che permette a tutti anche con posizioni totalmente differenti di sentirsene parte non può che far successo.

Questo movimento è una rappresentazione agghiacciante della nostra società. Una società che non guarda più al contenuto dei movimenti, ai principi che essi trasmettono, ma solo a come si pongono e a quanto seguito hanno.

Ecco perché i social, che sono l’emblema del mondo appena descritto, danno tanta visibilità alle sardine, perché riempiono le piazze e dunque danno l’immagine di essere dei grandi “influencer” quindi degni di nota, mentre invece sono privi di sostanza.

Spero per gli italiani che ripongono fiducia nelle sardine che queste trovino presto un’identità, anche se credo che questo le porterà a perdere consensi.

Infine spero che la mobilitazione insensata della piazza non porti ad un boicottaggio della stessa, in quanto rimane l’unico luogo dove il popolo può esprimersi liberamente e dunque ha un potere immenso che non deve essere minimamente intaccato.

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