Molti pensano che quella piccola scatolina sia un oggetto troppo grande nelle mani di noi giovani; “È pericoloso!”, dicono.  Pensano che non sappiamo controllarlo e molti pensano che ci stia distruggendo.

Se permettete vorrei rispondere così: noi che siamo nati con queste tecnologie conosciamo molto bene i rischi che corriamo.  Ormai “viviamo” online da anni e abbiamo imparato a comprenderne i rischi e, perché no, a capire che se fatto con prudenza si può fare tutto. Parlando in prima persona il cellulare è per me un punto di contatto importante, direi fondamentale per quello che sono oggi. Vi chiederete come mai io ci sia così legata e posso dire che non sono per le ragioni frivole del tipo guardare su Instagram. Avete mai conosciuto qualcuno che da subito vi è sembrato di conoscerlo da sempre? Ecco, io si. Purtroppo quelle persone che sanno così tanto si me e che sono ormai la mia famiglia sono amici a distanza che non posso vedere quasi mai. Non mento dicendo che senza il mio telefonino mi sentirei persa perché all’interno custodisce un pezzo di cuore essendo l’unico modo che ho per star loro vicino. Con loro sento che tutto quello che ho intorno se ci fosse o no non cambierebbe niente perché forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo. Molti pensano ancora che il cellulare sia un mezzo che sfrena le interazioni quando invece non è così: quando si è insieme alle persone che ami e con cui stai bene si mette da parte. Condivido il fatto che può essere un piccolo rifugio per una persona timida che, avendo paura di socializzare, preferisce starsene in disparte ma comunque sta alla persona farne un cattivo o un buono uso.  

Per quanto riguarda l’uso del cellulare mi sento di dire che troppo fa male. Spesso mi prendo delle ore in cui lui sta lì, fermo sul comodino, e cerco di concentrarmi su altre cose. C’è da dire che però spesso è il sottofondo di tutte le cose che faccio; molto raramente faccio qualcosa in silenzio. È più forte di me ma purtroppo non riesco a passare un giorno senza ascoltare musica e penso che la vita sia noiosa senza. Adoro quella sensazione che provo quando dopo una lunga giornata a scuola entro in macchina, inserisco il cd e per quei dieci minuti di viaggio mi rilasso; per un attimo non penso a nient’altro ma solo a canticchiare.

Sul web è pieno di articoli del tipo “7 regole d’oro per evitare i rischi del cellulare” ma secondo me siamo tutti al corrente di quello in cui viviamo. Non è una sorpresa che molti bambini ancor prima di pronunciare la prima parola passino ore o giornate intere di fronte ad uno schermo, e non parlo solo di cellulare ma anche della tv. Il mio primo cellulare l’ho preso a dodici anni ed era letteralmente una scatolina che non permetteva nemmeno di fare le foto, ma non mi era mai importato. All’inizio il cellulare era solo un mezzo per chiamare e rispondere, crescendo ho capito che aveva altri scopi ma comunque non sono mai stata così attaccata a quell’oggetto. Mi ricordo che per molti giorni me lo dimenticavo acceso e che lo perdevo frequentemente.

Non nascondo che molte volte ho usato il cellulare a scuola. Non per uno scopo preciso ma più che altro per quella sensazione che provato nel fare qualcosa di vietato. Maturando ho imparato quando sia importante venirsi in contro, essere disponibili e comprendersi perché la scuola deve essere questo: un insieme di gente matura che si ascolta e cerca di aiutarsi. Penso sia irrispettoso utilizzare il cellulare durante una lezione un professore che si sta impegnando per spiegare qualcosa è lì per me, per farmi capire, e quindi merita attenzione. Condivido la consegna del cellulare all’entrata in classe perché a scuola, soprattutto un liceo dove ormai non si è più obbligati a frequentare, se ci si va lo si fa per imparare.

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