L’innovazione che porta a forti dibattiti tra le varie generazioni è una storia che si ripete e si ripeterà e secondo l’avvertimento di Douglas Adams:

 

  1. Tutto quello che è al mondo quando nasci è normale.
  2. Tutto quello che viene inventato fino a quando hai 30 anni è incredibilmente eccitante e innovativo e con un po’ di fortuna potresti farne una carriera.
  3. Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi 30 anni è contro l’ordine naturale delle cose e l’inizio della fine della civiltà come la conosciamo.

 

Un’affermazione che esprime perfettamente le correnti di pensiero di cui si fanno promotori rispettivamente giovani, adulti e anziani, anch’esse in continuo divenire. 

A lungo si è discusso sui lati negativi e positivi dell’utilizzo dello smartphone senza mai raggiungere un accordo: una risposta sulla questione è stata data da chi, come la preside della scuola alberghiera di Riccione, ha stabilito un regolamento che ne vieta l’utilizzo in classe, in quanto sintomo di un disturbo nell’apprendimento. Infatti molti ragazzi facendo un cattivo uso del cellulare in classe presterebbero meno attenzione alla lezione, non riuscendo ad assimilare i vari concetti e trovando poi lo studio a casa tedioso e poco stimolante. 

Vietarne l’uso però probabilmente non risolverebbe del tutto la situazione: soggetti di questa imposizione sono infatti i cosiddetti “millennials”, giovani cresciuti a passo con la tecnologia, che risentirebbero particolarmente se venissero privati di uno strumento essenziale per la vita. Per quanto questa affermazione sia poco condivisibile da un pubblico più adulto è bene considerare l’ambiente in cui si sviluppa la vita di ciascun ragazzo. È questa un’epoca segnata dalla tecnologia in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, dai servizi di telefonia, a internet, alla musica, alle fotocamere e videocamere, per rimanere continuamente in contatto con gli altri e sentirsi parte di una comunità moderna il cui strumento principale è una rete digitale. 

Ognuno per essere “uomo del suo tempo” deve adattarsi a queste convenzioni, consapevole della necessità dell’uso delle nuove invenzioni per essere protagonisti della propria realtà. 

Nonostante questo e gli enormi benefici è preoccupante l’uso esagerato fatto dagli adolescenti, incapaci di distinguere un corretto e comprensibile utilizzo, da una dipendenza. 

Secondo uno studio condotto da Mario Manca se nel 2005 gli adolescenti venivano in possesso di un telefono cellulare mediamente a 12 anni, dal 2010 in poi, l’età si è abbassata drasticamente. Il dato più significativo, però, è che i ragazzi più piccoli hanno avuto quasi tutti i cellulari già a partire delle scuole primarie. Questo ha comportato a una reale mancanza di forme d’apprendimento fondamentali come la lettura di libri, attività di gioco, tempo speso immersi nella natura, che sono venute meno con l’utilizzo del cellulare il quale inganna ognuno illudendo di poter rimpiazzare ogni posto. 

Sarebbe quindi opportuno vietarne l’uso in un età precoce, quale il periodo della scuola primaria e secondaria di primo grado, per permettere loro di apprendere, scoprire e sperimentare le numerose opportunità offerte dalla vita quotidiana, le relazioni, le amicizie, lo sport e la natura, e tutte le altre attività realizzate personalmente, propedeutiche a un coretto sviluppo di mente, corpo e personalità, per poi consentirgli l’uso di qualsiasi tipo di tecnologia, poiché educati a una visione responsabile e consapevole di questi mezzi. 

Così se si vuole fare davvero qualcosa che aiuti le nuove generazioni ma anche quelle più anziane è farsi promotori di un’educazione digitale in tutte le sedi, a partire dalla scuola dell’infanzia e fino alle case di riposo.

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