Teenagers dipendenti dai cellulari.

Pur essendo un argomento relativamente frivolo, il parlare dell’eccessivo utilizzo del telefono è ormai per noi adolescenti una piaga di cui meno sentiamo parlare, meglio è.

Ciò che secondo me più ci secca è sentir protestare adulti che usano l’indice per digitare sugli smartphone, che ci chiedono aiuto per cambiare l’immagine della schermata di blocco e che sanno a malapena fare delle ricerche su Google.

Ad esempio nel momento in cui sento parole come “telefonino”, quel minimo di attenzione ed interesse che stavo portando automaticamente scompare e chi mi sta parlando, che sicuramente non è, o non sta tentando di essere, sulla mia stessa lunghezza d’onda, viene messo “muto” dal mio cervello.

Non è sfacciataggine o sentirsi di capirne di più, ma semplicemente non riesco ad ascoltare chi mi parla di qualcosa dandomi l’idea di non saperne nulla, in particolare se si tratta di argomenti in cui sono diretta interessata.

 

Ormai sappiamo che stare troppo davanti ad uno schermo è nocivo, che dovremmo socializzare di più, che non ci stiamo godendo il mondo, che è meglio vedere qualcosa dal vivo piuttosto che guardarla dalla fotocamera di Instagram… eppure continuiamo a farlo.

Non so bene il perché, credo non sia possibile trovare un’unica motivazione per ognuno di noi, ed ovviamente anche dire che tutti gli adolescenti si comportano così sarebbe sbagliato, poichè molti di noi utilizzano lo smartphone soltanto per il minimo “indispensabile”.

 

Eliminare questo strumento dalle nostre vite sarebbe impossibile, e non si può neanche negare, comunque la si pensi, il fatto che sia utile e faccia risparmiare molto tempo.

 

Allo stesso tempo però, non capisco bene perché quest’invenzione abbia avuto così tanto proprio seguito sulla fascia di età che può godersi la vita maggiormente, che non deve star chiusa in ufficio per ore e che può, e in un certo senso deve, relazionare con le persone e maturare relazioni forti e durature.

È paradossale questa chiusura, quei pomeriggi soli in casa passati su Netflix, o uscire insieme ma fissare il telefono senza neanche scambiarsi degli sguardi o dei sorrisi.

Capisco la pressione, anche se inefficace, che i genitori e gli insegnanti ci fanno, poiché certe scene di completo isolamento, viste da fuori, a me fanno salire tanta rabbia quanto mi fanno pensare a quante occasioni stiamo uccidendo.

 

Per quanto riguarda l’utilizzo durante l’orario scolastico non protesterei davanti ad un’eventuale regola di ritiro dei telefoni durante tutta la mattinata, però allo stesso tempo credo che sia nostra responsabilità capire che oltre che una mancanza di rispetto nei confronti dei docenti, l’apprendimento diventa, per forza di cose, scarso.

Ammetto che io pur avendo queste consapevolezze, durante le lezioni che meno mi coinvolgono o interessano do spesso una sbirciata alle notifiche e mando qualche messaggio, ma è una mia scelta quella di “saltare” determinate lezioni.

Sicuramente abolire i telefoni a scuola eliminerebbe qualsiasi tentazione, aumenterebbe la socializzazione durante le ricreazioni, ma, almeno nel mio caso, non farebbe diminuire le distrazioni, poiché la noia comunque mi farebbe inventare qualcosa da fare piuttosto che ascoltare la lezione con interesse.

 

Alla fine credo che chi ancora non riesce a staccarsi dal cellulare, con gli anni capirà di quanto si è perso, e cercherà, in modo più efficiente di quello che stiamo “subendo” noi, di insegnare alla prossima generazione a viversi i veri momenti, più di quelli online.

Il fatto è che abbiamo tutti in mano un oggetto così potente da non renderci ancora conto di poterlo utilizzare molto meno di ora, così da viverci la vita con semplicemente qualche agevolazione in più dei decenni passati.

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