Occhi in giù, mani sotto al banco, dita che saltellano fra i tasti del telefono mentre il professore spiega. «Dall’inizio dell’anno scolastico tutte le mattine alle 8, chiediamo agli studenti di depositare i cellulari in un cassetto. Li riconsegniamo alle 14, quando escono dalla scuola. Finora ne abbiamo concesso l’uso durante l’intervallo, ma ora stiamo provando a vietarne l’uso per sei ore consecutive. Cerchiamo di fargli capire che serve anche per trovare la fidanzata. Stando sempre a testa bassa su smartphone e Iphone gli adolescenti imbastiscono relazioni virtuali, correndo il rischio di finire l’anno scolastico senza conoscere il compagno di banco. Un paradosso». Afferma ciò Paola Frontini, la dirigente della scuola regionale alberghiera di Riccione, ma ha veramente ragione?

Il cellulare sta diventando una “dipendenza” per tutti noi. Partendo dai bambini di 5 anni fino ad arrivare a persone anziane come i nostri nonni. In media, infatti, un adulto consulta il cellulare una volta ogni sette minuti. Più che una dipendenza è diventato un oggetto talmente personale e importante per la nostra vita quotidiana che difficilmente riusciamo a farne a meno. E mentre i professori, i dirigenti pensano al cellulare come un oggetto irrispettoso, banale e insignificante, gli alunni e i ragazzi in generale lo vedono come una via d’uscita. Una via d’uscita dalla timidezza, o nel caso delle scuole, una via d’uscita dalle 5-6 ore di spiegazioni, dove sono costantemente vigilati e sottopressione. È “fisicamente” una porta aperta sul mondo a portata di dito. Chiudere in pochi metri una ventina o trentina di ragazzi e vietargli l’utilizzo del cellulare è quasi come puntare una fiamma su un contenitore pieno di benzina. Basta un nonnulla per farla esplodere.  Vietare i cellulari, infatti, fa aumentare in loro la voglia di trasgredire questa regola e una nota non li fermerà.

C’è però anche chi è favorevole. Giovanni Biondi, presidente dell’Indire, ha affermato che se il modello di didattica è quello tradizionale frontale, dove il docente spiega e gli studenti ascoltano, è d’accordo che lo smartphone sia uno strumento di distrazione, ma se si pensa ad un approccio totalmente diverso, che si basa sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, allora va incontro alla proposta di Davide Faraone, il quale dichiara che proprio attraverso gli smartphone si potrà attuare la rivoluzione che porterà a sostituire man mano i libri classici.

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