L’espressione “fuga di cervelli” indica l’emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o ad alta specializzazione professionale. Questo è un fenomeno negativo per il paese in quanto rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico ed economico, oltre ad alzare l’età del paese.

Nell’ultimo decennio, secondo i dati Istat, 182mila laureati hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero con grandi ed ambiziose prospettive lavorative che in Itali vedevano limitate.

I dati, di anno in anno, crescono rapidamente: basti pensare che nel 2018 hanno lasciato il paese in 29mila, la maggior parte dei quali cerca fortuna nel Regno Unito.

La regione più colpita è la Lombardia, a seguire il Veneto, la Sicilia, il Lazio e così via.

Un flusso migratorio così forte si era verificato soltanto nella seconda metà dell’800, quando circa 19 milioni di italiani hanno lasciato il paese, soprattutto coloro che abitavano il mezzogiorno, per cercare offerte di lavoro e conseguentemente migliori condizioni di vita. Queste migrazioni si bloccheranno soltanto con l’avvento della prima guerra mondiale.

Per quali motivi si è ripresentata questa situazione? Non credo personalmente che tutti i giovani che lasciano l’Italia siano totalmente convinti di non volerci più tornare, e credo anzi che molti di loro vivrebbero felicemente nel proprio paese ma sono costretti dalla poca offerta di lavoro a scappare, ad adattarsi a nuovi ambienti sociali, a nuove persone e a nuove regole. I ragazzi che studiano per diventare ricercatori, scienziati, fisici, così come anche tanti ragazzi che studiano materie umanistiche sono consapevoli che le proprie capacità e le proprie conoscenze serviranno e saranno apprezzate di più da un altro paese, e quindi sono costretti a scegliere tra il proprio paese, i propri affetti, il proprio cuore ed un’ambiziosa carriera lavorativa.

Il governo dovrebbe mettersi in moto, non offrendo soldi a chiunque si trovi senza lavoro, ma offrendo un lavoro, un’opportunità a chi con dedizione e passione ha studiato, ha conosciuto, ha imparato per anni, e che potrebbe aiutare l’Italia stessa a raggiungere un alto livello culturale.

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