Il fenomeno della nuova emigrazione italiana non sembra interessare il nostro paese come dovrebbe. È incredibile come essa non venga mai recepita a livello politico, né dalle forze governative né da quelle dell’opposizione. Nella maggior parte dei casi si è soliti parlare della “fuga dei cervelli” come se esso fosse l’unico problema rilevante escludendo e non considerando le cause e gli effetti di un fenomeno molto più complesso. Questa nuova emigrazione appunto continua a non essere osservata come dovrebbe, compresa male e sottovalutata: forse perché si tratta di un fenomeno silenzioso, che non crea problemi nell’immediato e quindi viene tralasciato trascurando gli effetti che sta avendo sulla demografia del paese, soprattutto nelle regioni settentrionali e non solo.

Negli ultimi anni, l’Istat ha registrato un aumento della emigrazione nelle regioni del nord Italia o del centro-nord. Infatti quasi il 70% dei migranti italiani provengono da una delle regioni centro-settentrionali, capovolgendo la situazione di alcuni decenni fa in cui i migranti italiani provenivano dal sud. Questo cambiamento sembra direttamente legato agli scambi e agli interessi con i paesi di destinazione e nel momento in cui la crisi ha provocato un calo nelle opportunità lavorative e un aumento dei costi dei mezzi per spostarsi, la possibilità del Nord di spostarsi in un paese più vicino è evidentemente più semplice di chi vive nel mezzogiorno.

Ad andarsene sono prevalentemente giovani diplomati e laureati in cerca di un lavoro all’altezza delle loro competenze che gli permetta di avere un futuro coerente con le loro capacità. Le opportunità che hanno i giovani all’esterno sono innumerevoli contro il nostro paese e l’Italia non può fermarli fino a quando lo stato non si impegna con lo scopo di porre fine a questa emigrazione di massa.

Si parla inoltre di “onward migration”, migrazione di ritorno, ossia la migrazione in un paese terzo di persone già emigrate dallo stato di nascita. Ciò mostra come l’emigrazione italiana di oggi abbia moltissimi punti in comune con l’immigrazione straniera degli anni passati.

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