Negli ultimi anni l’Italia è stata particolarmente interessata da un fenomeno molto diffuso, che ha generato un circolo infinito di discussioni e ha saputo dividere perfettamente l’opinione pubblica. Questo delicato argomento ha interessato nel corso degli anni un po’ tutti, dai giornali, agli scrittori, che vi hanno dedicato libri, per arrivare ben più alto, ovvero i politici. Non è stata ancora trovata una risposta o una soluzione a tale fenomeno, e non penso sia facile trovarne una, visto e considerato che differenti punti di vista possono cambiare completamente l’opinione a riguardo. Fatto sta che, limitarsi a giudicare la frequente immigrazione di gente che scappa dall’Africa e arriva continuamente in Italia sia in un certo senso sbagliato, e per capire cosa davvero sia l’immigrazione dobbiamo fare un salto nel passato… 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia, si arresta improvvisamente il flusso migratorio che in mezzo secolo aveva portato 8 milioni di Italiani a prendere le proprie “valigie di cartone” e lasciare il paese, in crisi, in cerca di qualche possibilità all’estero, al fine di potersi concedere un regime di vita migliore. Anche dopo il 1945, con la fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia presenta molte difficoltà nella sua ripresa, e centinaia di migliaia di italiani, soprattutto dal sud, lasciano la propria terra in cerca di un lavoro altrove, per mandare avanti la propria famiglia serenamente. I flussi migratori dal sud tendevano a dirigersi verso mete ricorrenti, fra queste anche il nord Italia, da molto tempo ormai sempre un passo avanti rispetto al sud; al di fuori dell’Italia le mete favorite sono soprattutto Germania e Stati Uniti, dove gli Italiani, discriminati allora come noi oggi discriminiamo gli africani, si guadagnavano da vivere a stenti. Oggi tale fenomeno, parallelamente all’immigrazione, si sta ripresentando, e sta colpendo soprattutto i giovani del nord, i cervelli dell’Italia, che tendono sempre più frequentemente a lasciare un paese marcio in cerca di possibilità di lavoro, forti di uno o più titoli di studio. Le motivazioni alla base di questo fenomeno sono semplici, l’Italia non offre possibilità, gli altri paesi sono sempre più allettanti, dunque perché non limitarsi a cercare di importare in Italia tutte quelle caratteristiche per cui potrebbe essere apprezzata anche da tutti questi giovani, che dovrebbero un giorno costituire i pilastri del nostro paese.

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