Che l’Italia non sia il luogo ideale dove nascere, crescere, studiare e lavorare sembra quasi essere diventata una moda, una moda che nasce in tempi ben lontani dall’oggi. Sebbene negli anni 80-90 dell’ 1800 l’Italia risultava davvero un posto ostico, dominato dal sentimento di guerra, inadatto per vivere una vita felice, oggi la situazione non è di certo così disastrosa come due secoli fa. Tuttavia è rimasta quella concezione che l’estero possa fornirci tutto quello di cui abbiamo bisogno (lavoro, buona istruzione, miglior tenore di vita) per vivere una vita quasi paradisiaca, una vita che l’Italia certamente non può dare. I primi a coltivare questo sogno sono gli adolescenti, alla ricerca di un ambiente scolastico diverso, di nuove esperienze e di uno stacco dalla solita vita. Al fine di soddisfarre questi bisogni, sono nati diversi progetti, come l’ERASMSUS o la vacanza-studio, che permettono all’individuo di trascorrere un breve periodo in un Paese straniero e conseguire poi un diploma o un attestato. A seguire abbiamo gli adulti, con necessità diverse e forse anche più serie. Di fatti, se è vero che la nostra idea di estero sia abbastanza differente dalla realtà, è vero anche che l’Italia non possa offrire così tante opportunità di lavoro. E così, ancora una volta, l’Italia ne esce sconfitta, lascia andare via dottori, ricercatori, professori e ingegneri di alto livello aggrappati alla speranza di poter condurre una vita migliore fuori.

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