L’emigrazione è sempre stata una caratterizzazione del nostro popolo, ma sempre con una costante: ad emigrare erano sempre i più poveri.

Oggi si è stravolto anche questo assioma, che ci fa mal sperare.

Anche i ricchi del nord al giorno d’oggi non sono più soddisfatti dell’Italia.

Il bel mondo che guardava i poveri con disprezzo che venivano e andavano nelle loro ricche città ora ha deciso di intraprendere la stessa strada.

Si badi bene però che non è la stessa emigrazione di chi fugge dalla fame.

Difatti questi nuovi emigranti italiani sono solo in cerca di prospettive di guadagno più alte rispetto a quelle che l’Italia, con la tassazione pressante e la burocrazia infinita, possa garantire.

Il loro è un salto di qualità, mentre per il ceto povero ed ignorante purtroppo l’emigrazione rimane una fuga disperata in cerca della sopravvivenza.

Da questo dato si potrebbe già dire che l’Italia non è un paese attrattivo per nessuno.

Infatti il nostro paese ha un modello economico che punta solo sulla concorrenzialità dei nostri prodotti sul piano economico e mai su quella qualitativa e innovativa.

Per questi motivi non abbiamo bisogno di ingegneri, laureati ed alti specializzati ma di bassa manovalanza da sfruttare per raggiungere il prezzo più basso possibile.

Quindi su potrebbe pensare che a fuggire siano solo i cervelli ma che la maggior parte della popolazione stia bene. È un errore.

Gli italiani continuano, fortunatamente aggiungerei, ad avere qualche, seppur magro, garanzia sul lavoro, che impedisce ai nostri industriali di stracciare il prezzo della manodopera. Questo ci impedisce di essere concorrenziali sulla fascia di prezzo bassa a cui i nostri prodotti puntano, perché esistono enormi colossi, come la Cina, che essendo molto più popolosa e non avendo i suoi lavoratori alcun diritto, ci batte anche sul prezzo.

Per questo motivo l’Italia è diventato un paese invivibile:

Non offre innovazione e dunque possibilità di sviluppo per gli alti specializzati e non offre nemmeno il posto alla forza lavoro priva di formazione perché non c’è mercato per i nostri prodotti ed inoltre perché importiamo dall’Africa delle persone disperate che purtroppo per loro e per noi sono costrette ad accettare lavori pagati quasi nulla che dunque abbassano i diritti degli italiani che per altro non sono disposti a lavorare in condizioni così pietose.

Dunque la migrazione non è solo un problema di tasse e di burocrazia. È un problema di mercato che per i nostri cittadini non c’è. È un problema di mentalità, in quanto le nostre industrie non hanno interesse ad innovare ma a fare le cose di sempre coi soliti metodi ed è un problema di politica, che non si cura di cambiare questo problema economico che sta devastando l’Italia, ma solo a fare promesse per mantenere la poltrona altri cinque anni.

Con queste prospettive non vedo certo un futuro migliore ed è normale che chiunque possa tenti la fuga. Fin quando non cambieremo mentalità, le cose rimarranno esattamente come adesso, anzi, si aggraveranno.

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