Siamo ormai a conoscenza del numero spropositato di studenti, adulti, universitari che vanno a vivere e lavorare all’estero. In famiglia è un tema quotidiano, quello di parlare del futuro, specialmente di quanto siano più attrezzate le università e i paesi esteri rispetto all’Italia. Ma è davvero così? Oppure si tratta solo di una moda del tempo quella di spendere la propria vita in altri paesi alla ricerca di qualcosa, un ideale di vita?

Principalmente, se teniamo conto dei discorsi dei ragazzi, il motivo di abbandono dell’Italia è quello di ricerca di un’esperienza stimolante, che dia una svolta alla vita dell’individuo. Spesso vediamo studenti che, al ritorno di esperienze all’estero, sono cambiati moltissimo: l’atteggiamento, il modo di parlare, le capacità linguistiche e soprattutto un po’ di confidenza in sé stessi. Sicuramente è questo che si cerca al giorno d’oggi nel muoversi di paese in paese: l’insegnamento di nuove capacità che all’interno dei quattro muri di casa qualsiasi ragazzo non apprenderebbe. Si tratta quindi di un processo di maturamento personale che sta diventando molto comune, poiché come vediamo dai dati, la maggior parte degli adolescenti ha già vissuto almeno un’esperienza in un paese straniero. Secondariamente, si ricerca in questi viaggi la meraviglia: gli individui sono stanchi della solita routine e cercano qualsiasi pretesto pur di vincere la noia del lavoro. Ormai siamo cittadini del mondo: attraverso lo smartphone possiamo visualizzare località che non ci sogneremmo mai di visitare, e quindi qui nasce la speranza di ogni persona.

Se prendiamo invece come esempio un cittadino adulto, uno dei principali motivi della sua emigrazione verso altri paesi sta nella speranza di far fortuna: il cosiddetto “sogno americano”, quel misto di speranze e illusioni che porta l’individuo a cercare il proprio destino in paesi a lui ignoti, alla cieca verso un raggio di luce che illumini la sua vita. Moltissime immigrazioni prima e dopo le guerre mondiali sono state conseguenze di questo pensiero, poiché si pensava che in paesi come l’Italia, ormai distrutti dalle guerre continue, non si potesse condurre una vita al pieno delle proprie potenzialità, che si venga sempre penalizzati da forze superiori. L’ America in questo caso ha fatto da caput mundi: quel paese di cui si parlava tanto, pregnante di libertà, tutto rose e fiori, dove poter iniziare una nuova vita lasciandosi indietro ogni pensiero. Realmente invece, la maggior parte dei sognatori finì in bancarotta, illusi da un sogno fin troppo bello per essere vero, mentre avrebbero potuto sfruttare le proprie capacità in un territorio da loro conosciuto fin da piccoli, il LORO territorio, dove erano padroni e invece lo hanno lasciato alla mercé degli altri.

La stessa cosa sembra accadere al giorno d’oggi, una fuga di cervelli esponenziale, poiché gli studenti non credono nelle infrastrutture italiane mentre si fanno abbindolare dai paesi esteri, causando così un enorme danno al nostro paese, che rimane privo di lavoratori, individui che fanno fare all’Italia quello step in più per raggiungere un livello alto in diversi ambiti. Sicuramente noteremo le conseguenze a breve su noi stessi, privati di insegnanti, dottori, ricercatori e chi più ne ha più ne metta, alla ricerca di una speranza quasi irraggiungibile.

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