L’allarme di migliaia di giovani che cercano lavoro e migliori condizioni per realizzarsi fa stato di una situazione di disagio diffuso e che preoccupa. Soprattutto nell’Italia meridionale e nelle zone periferiche delle grandi città, la situazione di generale esclusione dalle opportunità lavorative è ampiamente percepibile. Una miriade di giovani è in continua ricerca di un futuro stabile e sostenibile. Credo che alla radice dei problemi vi sia un’economia stagnante unita a una situazione d’incertezza individuale e collettiva, tassi di disoccupazione elevati e di persone che perdono il lavoro aggravata dal dilagare della illegalità, dai tentacoli della criminalità organizzata, ndrangheta e le varie mafie, che rappresentano da sempre il vero freno allo sviluppo del territorio. E le prime vittime sono i giovani che cercano di realizzarsi, ma non trovano sbocchi. Giovani che studiano si diplomano, si laureano fanno stage, master, corsi di specializzazione, periodi lavorativi sottopagati. Alla fine dei conti restano al palo. Una recente analisi di Eurostat denuncia un dato preoccupante e circoscritto come anomalia italiana: negli ultimi anni l’economia ha visto accrescere i redditi medi alti, ma diminuire quegli più bassi.

Nell’ambito della società italiana emergono fenomeni di disagio dovuti alla perdita del lavoro, all’insicurezza sociale ed economica alla difficoltà di trovare occupazione lavorativa con conseguenze anche gravi sul piano personale e familiare.

Ma non sono solo le cifre esorbitanti a documentare le perdite in termini umani ed economici, il danno più pesante è la perdita di intere generazioni di giovani e i loro mancati frutti nel tempo. Le università italiane preparano generazioni di giovani che poi lasciano l’Italia andando altrove per realizzarsi. Secondo uno studio recente dell’Istat, i laureati in termini percentuali emigrano più della media degli italiani. Ma le criticità ci colpiscono molto, perchè la perdita di talenti rischia di influenzare negativamente il benessere e la sostenibilità. Il Paese si svuota delle sue risorse ed energie migliori, una voragine sempre più incolmabile che assume le forme di una “vera emorragia, di un dissanguamento continuo e inesorabile quasi un vero suicidio”, come constata il Pro Rettore della Kore di Enna, Giovanni Tesoriere. Così partono richiestissimi all’estero i migliori laureati, i tecnici più preparati nei campi aerospaziale, aeronautico, programmatori informatici ingegneri, fisici, e la lista si può allungare all’infinito. Riflessioni amare condivise in tutte le università e centri di eccellenza. Emergono in modo lampante allora le priorità per il nostro Paese che soffre sempre più di un vuoto incolmabile, che tocca il proprio futuro. Questa fuga di cervelli, se rivela una situazione di “carenza strutturale di adeguate opportunità lavorative, si traduce a sua volta nel perdurare di uno stentato sviluppo del tessuto produttivo”.

È disarmante vedere oggi tanti paesini e città svuotate di giovani, famiglie rassegnate a vedere i figli partire per cercare fortuna e lavoro. Si calcola che lo spopolamento del meridione ammonti a circa due milioni di giovani emigrati. Si tratta insomma di una nuova emigrazione ancor più drammatica di quella del dopoguerra. I contrasti sono stridenti. La popolazione giovane emigra e lascia famiglie e cose per cercare mete più lontane e più promettenti. Una migrazione interna inesorabile.

È una partenza per migliorare, per cercare lavoro per mantenersi e crescere. Questa volta si parte con i libri, con la laurea in valigia con tante energie nuove. È una partenza non solo di manodopera, come le precedenti, ma di cervelli. In qualsiasi settore sono molti i giovani che emergono di fronte però a limitate risorse.

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