Che la nostra privacy non sia più un nostro diritto, lo abbiamo appurato ormai da tempo, non è certo una novità, tuttavia, alcune recenti segnalazioni, che hanno fatto un certo scalpore a livello giornalistico, hanno causato anche un’accesa discussione, che ha coinvolto persone di ogni genere. Già con Instagram, Facebook, e TikTok, avevamo potuto osservare come i nostri dati siano in realtà le fondamenta del mercato dei grandi del web, primo fra questi, chiaramente, Google, che, sotto ad un sistema apparentemente perfetto, ricco di servizi di ogni tipo, riesce, anche senza il nostro consenso, ad estrapolare una serie di dati, che diventano oggetto di commercio. Prendo come esempio Google Maps, un servizio particolarmente utile e conosciuto, permette, sfruttando dei satelliti, di guidarci verso una posizione o esplorarne un’altra, insomma, ci si può fare un po’ di tutto, ma in quanti non si rendono conto che al contempo monitora ogni nostro spostamento? Un giornalista de Il sole 24 ore, ha ricevuto, dopo la riattivazione della geolocalizzazione, un elenco di tutti i posti che ha visitato, che permettono chiaramente a Google di conoscere costantemente la nostra posizione e di inviarci email relative a servizi della zona. Purtroppo è un problema che tendiamo a sottovalutare, la nostra Privacy non è più nostra, siamo schiavi della tecnologia e dei suoi servizi, che mascherano un giro infinito di dati rubati, di cui non ci rendiamo conto; anche quando pensiamo di essere al sicuro, siamo in realtà costantemente osservati, la nostra privacy è alla mercé del web, ma questo sembra non essere poi un problema per la maggior parte di noi.

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