Ormai tutte le persone, anche quelle più giovani, possiedono uno smartphone collegato 24 ore su 24 su Internet. Già all’accensione di un telefono nuovo vengono chiesti all’utente una serie di autorizzazioni che se non vengono concesse non permettono l’utilizzo dell’apparecchio. Anche Google, per far funzionare le innumerevoli apps di sua proprietà, chiede all’utente di registrarsi sul suo portale e consentire di accedere ai contenuti del telefono quali foto, rubrica, documenti, fotocamera, ecc.. Con questo stratagemma Google riesce a carpire le abitudini di una persona e, di conseguenza, li utilizza per inviarci pubblicità a noi collegata. Inoltre, se consentiamo l’accesso al nostro segnale GPS, cosiddetta geolocalizzazione, il gigante del WEB conosce tutti i nostri spostamenti anche quelli passati. Infatti, anche se successivamente disattiviamo la geolocalizzazione, il telefono immagazzina i nostri spostamenti ed alla prima attivazione li comunica al server di Google

Purtroppo, l’evoluzione dei servizi internet ha consentito ai giganti del web di intromettersi sulle nostre azioni quotidiane, spesso con la nostra compiacenza.  Infatti, ultimamente sono state emanate numerose Leggi a tutela della nostra privacy ed è stato creato anche il Garante della Privacy.

Purtroppo, molti siti, per adeguarsi alle leggi sulla privacy, chiedono di accettare i cookies, se vogliamo continuare a navigare, impedendo la visualizzazione della notizia che cerchiamo. Sicuramente è giusto ammonire queste aziende che, approfittando della nostra ingenuità, ci riempiono di mail spazzatura e ci tartassano di telefonate attraverso i call center. Ma, come disse un grande della letteratura italiana: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa” ovvero “chi è causa del proprio male, pianga se stesso”.

Infatti, ci lamentiamo di questi continui attacchi, ma poi pubblichiamo su Facebook una foto che ci ritrae nel posto che stiamo visitando, taggando anche le persone che sono con noi; condividiamo la nostra posizione tramite Google Maps, magari per dire alle persone che appartengono ad un gruppo fra quanto tempo arriviamo all’appuntamento.

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