Decine di migliaia di giovani sono scese in piazza in Iran, per protestare contro i crimini degli Stati Uniti. Dopo l’uccisione del generale Soleimani, leader dell’Iran, Teheran inneggia alla “morte dell’America” che ha portato a conseguenze drammatiche visto che era l’unico uomo che potesse dialogare con loro. I manifestanti sono soprattutto giovani, senza un orientamento politico preciso, che spontaneamente rivendicano la democrazia, il lavoro e i miglioramenti delle condizione di vita. L’inizio di queste manifestazioni ha spiazzato tutti ed è difficile fare previsioni su come si evolverà la situazione, perchè c’è una grande determinazione in questi giovani, tanto da sorprendere l’Iran dichiarando che nella storia una cosa di queste dimensioni non era mai successa. In molti paesi in prima linea nelle manifestazioni di piazza, per ambiente e correzioni dei governi, sono i giovani. Alcuni di queste battaglie sociali hanno cambiato la storia, lasciandone il segno, come ad esempio la marcia del Sale di Ghandi, la caduta del muro, le primavere arabe considerate, quest’ultime, come delle proteste necessarie ad interrompere i regimi anacronistici oppressivi, avvolti dalla corruzione e incapaci di rispondere alle esigenze delle generazioni più giovani. Ricordiamo il fenomeno, socio-culturale avvenuto a cavallo del 1968, dove spontaneamente in tutto il mondo i giovani si univano per contrastare i pregiudizi socio-politici. Il giovane, che protesta per cause giuste, secondo me è un giovane attento e profondo che ha interesse a tutelare gli interessi comuni per sensibilizzare questo mondo malato e distratto.

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