Un argomento che negli ultimi giorni sta interessando con facilità l’opinione su scala mondiale è senz’altro la questione Iran-USA. La prima volta che se ne è parlato, è stata in seguito alla morte in seguito ad un attacco militare statunitense, del generale Solemani. Ebbene non si trattava soltanto di un generale militare, bensì di un eroe, una figura di spicco, esempio di valori per tutta la nazione, dunque si capisce bene che la sua uccisione abbia causato in tutto lo stato una serie di tensioni. Il battibecco fra i due stati ha portato molti a ipotizzare la possibilità concreta di un conflitto armato, o addirittura a paragonare eventi come questo agli stessi che circa un secolo fa sono divampati nei due conflitti mondiali. La tensione era stata sfogata attraverso una serie di rivolte anti USA, con insulti e bandiere calpestate in mezzo alla strada. Ma solo pochi giorni dopo, l’Iran ha perso la sua posizione di favore, attraverso una vera e propria azione terroristica, l’abbattimento di un Boeing civile Ucraino diretto a Kiev; lo sdegno per un gesto così vile, inizialmente negato dallo stato Iraniano, ha spostato altrove l’attenzione dell’opinione pubblica. La conseguenza più evidente è stata l’inizio di una serie di rivolte da parte degli studenti iraniani, soprattutto universitari, che tuttora stanno scendendo in piazza per chiedere ad alta voce un cambiamento, un progresso, la concretizzazione di uno stato democratico e di un governo più trasparente, che placherebbe le tensioni oramai ininterrotte che lo affliggono.

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