Parlare di guerra nel 2020 è quasi un controsenso. Eppure giornali, telegiornali e trasmissioni televisive ne stanno discutendo quotidianamente ormai. Una piccola ma esistente scintilla di guerra si è accesa tra USA e Iran, ed è cresciuta quando il 3 gennaio 2020, le forze statunitensi hanno ucciso Qasem Soleimani, generale militare e uomo modello per tutti gli iraniani.

E’ stato questo motivo di grande sconforto e angoscia per tutti gli abitanti dell’Iran, dentro i quali si è acceso un forte desiderio di vendetta verso il Paese militare più potente al mondo. A testimoniarlo sono le migliaia di bandiere americane strappate e bruciate per strada. Chi invece crede che questo modo di reagire sia sbagliato sono gli studenti (per lo più universitari), convinti del fatto che calpestare una bandiera non risolverà niente. Anzi, chiedono invece al governo più sincerità, più democrazia e una vita più laica.

Una presa di posizione da parte degli studenti in scenari di questo tipo non è nuova. Già negli anni ’50, in America, gli studenti lottavano con unghie e denti per ottenere quella democrazia tanto promessa,ma non avuta, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Tutto questo fa capire che, a volte, sono proprio i giovani ad essere più maturi di persone adulte e formate e come, uniti, possano attirare l’attenzione e fare la differenza in situazioni di tale tensione.

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