Nell’ultimo decennio si è parlato davvero molto di un argomento certamente interessante, ma decisamente delicato, che ha saputo dividere l’opinione pubblica con una certa facilità: parlo della legalizzazione della cannabis. Da recenti studi è emerso che la concentrazione di THC nelle canne che i ragazzi sono soliti fumare oggi è decisamente più elevata di quella registrata intorno agli anni 70′, si passa infatti da un banale 6% ad una concentrazione addirittura del 23%. Inutile dire che se assunta in quantità così elevate, questa sostanza è in grado di causare danni irreparabili alla corteccia cerebrale, soprattutto per i consumatori più giovani e abituali. In alcuni paesi la legalizzazione è già stata concretizzata, mentre in Italia per il momento resta ancora soltanto un acceso dibattito. Dal mio personalissimo punto di vista penso che considerare la legalizzazione della cannabis, per utilizzo personale, potrebbe avere certamente un senso, e, se trattata con la giusta precauzione, anche riscontri positivi. Con giusta precauzione mi riferisco al tentativo di forzare una riduzione delle quantità di THC al fine di consentire a chi lo vuole di usufruire di questa sostanza senza rischiare di danneggiarsi magari inconsapevolmente. So che non è semplice tentare una cosa del genere, né tanto meno è semplice convincere il pubblico, sopratutto i più giovani, della pericolosità di un uso sconsiderato della cannabis.

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