“Il mondo dello sport non potrebbe essere più distrutto di così”. Tutto il mondo abbraccia i familiari di Kobe Bryant, l’idolo del basket deceduto lo scorso 26 Gennaio a causa di un incidente aereo. Con lui vengono portate via altre 8 persone, tra cui anche la figlia Gianna, che lui stesso aveva indicato come il suo successore nel mondo dello sport.

Doveva essere un breve viaggio in California per giungere alla Mamba Academy, l’accademia da lui fondata, e invece sfocia in una tragedia. Inutili i soccorsi sul luogo, ancora non certe le cause dell’incidente. «Non riesco a crederci, morire a 41 anni è una cosa inaccettabile. Rifiutiamo notizie come questa>>, dice  Dan Peterson, allenatore statunitense. Tutto il mondo, familiari o amici, amanti dello sport o meno, sono colpiti e distrutti dalla notizia che in poco tempo è stata condivisa su ogni mezzo. In particolare l’Italia, che ha come grande onore quello di rappresentare lo stato dove Kobe ha passato gran parte dell’infanzia e scoperto il suo talento, è più addolorata che mai. <<Lo abbiamo sempre saputo, lui proveniva da un altro pianeta>> commenta Davide Giudici, amico d’infanzia della star.

Non c’è di certo bisogno di essere appassionati di sport per comprendere una tragedia come questa. Una delle star più amate al mondo, un idolo per milioni di ragazzi, è morto improvvisamente, e ci vorrà molto tempo prima che si riesca ad accettare tutto ciò.

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