“Tutto il mondo dello sport, in ogni parte del mondo, in ogni continente è rattristato dalla morte di Kobe Bryant, con una tristezza che ha fondamento non soltanto per la sua capacità, la sua popolarità, ma per il nostro Paese, perché si era formato qui, nelle nostre scuole elementari e medie e la comunanza di studi è quella che lega davvero, al di sopra e molto di più dei legami politici, istituzionali ed economi. E in questa stagione, di incertezze internazionali la comunanza di rapporti umani che si crea attraverso gli studi in comune è l’antidoto ai pericoli che attraversa la comunità internazionale”. Queste le parole del Presidente Mattarella, per ricordare Kobe Bryant..Kobe è morto a 41 anni insieme alla sua Gianna: l’elicottero personale su cui stava viaggiando insieme ad altre 8 persone è precipitato prendendo fuoco e per i soccorritori è stato impossibile intervenire. Nessuna delle persone a bordo è sopravvissuta. Una tragedia che ha distrutto tutti, sportivi e non per aver perso per sempre una delle più grandi leggende NBA che ha scritto pagine indelebili del basket soprattutto con la maglia dei Los Angeles Lakers squadra con cui ha giocato per 20 anni conquistando cinque titoli.Con la sua nazionale “Black Mamba”, come era soprannominato, ha vinto due medaglie d’oro alle Olimpiadi del 2008 e 2012 tre anni prima del ritiro..I Lakers lo hanno celebrato ritirando entrambe le maglie da lui indossate la 8 e la 24. .I suoi primi passi nel mondo della palla a spicchi Kobe Bryant li ha mossi proprio in Italia; suo papà Joe Bryant, anche lui campione sul parquet, è stato ex giocatore di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia e Kobe ha infatti ha iniziato a seguire il basket insieme a lui. Kobe non era solo una leggenda, ma la ragione per cui molti bambini e ragazzi hanno cominciato a seguire il basket. Per i più giovani che non hanno visto Jordan, Kobe era il basket, ha ispirato generazioni di appassionati e di futuri giocatori. Nella tragedia che ha scosso tutti ha perso la vita una piccola donna che si affacciava alla vita, 13 anni, ma già con le carte in regola per diventare una stella e un futuro più che probabile nella WNBA, la lega femminile americana. Come per suo padre, la pallacanestro non era solo uno sport e quella passione che li legava così nel profondo li ha uniti anche nel destino crudele che li ha portati via insieme.
Il campione diceva che “Quello che conta è uscire dal campo felici, non quanti punti segni” e aggiungeva che “Se non credi in te stesso, nessuno lo farà per te”. Noi oggi siamo tutti un po’ più vuoti.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account