26 gennaio 2020. È bastata una data per stravolgere il mondo dello sport, una squadra, ma soprattutto una famiglia. Kobe Bryant verrà sempre ricordato come un grande giocatore, ma soprattutto un padre di famiglia. Lui e altre otto persone, tra cui sua figlia di tredici anni, sono state vittime di un incedente in elicottero, di cui non sono ancora chiare le circostanze.

Da lì il mondo del web è esploso, tutti a sostegno della vedova Bryant e dei suoi figli distrutti dalla perdita di un marito, di un padre e di una figlia. Anche l’Italia piange un grande uomo che ha vissuto gran parte della sua infanzia nel nostro paese. Lui infatti ha coltivato la sua passione per il basket a Reggio Emilia, luogo nel quale ha anche iniziato a sognare un posto nell’Olimpo dei cestisti mondiali.

Ha da sempre affermato che da grande avrebbe giocato nell’NBA e così è stato, facendo parte di una tra le più importanti e famose squadre americane i Lakers.

Proprio in suo onore la stessa squadra gli rese omaggio dedicandogli una cerimonia prima dell’incontro subito successivo alla sua morte. Molto toccante è stato il discorso che Lebron James ha espresso per lui, fa riferimento a tutti gli anni che hanno passato insieme nella stessa squadra e alla grande persona che è stata per lo sport, per la sua famiglia e per i giovani americani, costruendo una scuola aperta a tutti coloro che come lui hanno una grande passione per quello sport.

Possiamo prendere questo terribile avvenimento come esempio per capire che anche avendo tutto, soldi, fama, una famiglia, questo improvvisamente scompare. Perciò la partita più importante non è quella in campo, ma quella con la vita.

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