Dal numero 8 al numero 24, per essere il triplo più forte, Kobe Bryant non solo è stato l’erede di Micheal Jordan, ma rimarrà sempre una leggenda del basket.  Nella sera del 26 gennaio scorso l’aereo che trasportava Kobe e altre otto persone, è precipitato a terra, provocando la sua morte e anche della sua figlia, Gianna Maria la quale aveva ereditato dal padre la grinta e la forza per giocare a basket. La morte di un punto di riferimento per molti ragazzi, di un idolo.

Cresciuto in Italia e poi trasferitosi in America, Kobe ha sempre dimostrato una passione irrefrenabile verso la palla canestro. “Ricordo”, ci racconta un suo ex compagno della squadra giovanile italiana, “ricordo la scena apocalittica che si era creata quando Kobe si fece male al ginocchio. Tra urla e disperazione alla domanda di noi compagni riguardo il motivo di tutte queste lacrime, lui ci rispose che non capivamo che ciò lo avrebbe ostacolato per arrivare in NBA. Dopo questa uscita di Kobe , noi compagni ci scherzammo un po’ su, ma dopo qualche anno scherzavamo un po’ meno”.

Kobe non solo è una leggenda del basket, ma verrà ricordato anche per la sua splendida persona, per la sua generosità e per la sua determinazione. Attraverso tweet,  lettere, luoghi di ricordo in diverse città del mondo, moltissimi fan hanno voluto celebrare la morte di Kobe.  Al Grammy Awards, l’evento si è aperto con una canzone in suo onore; a San Siro, al 24esimo minuto di una partita, è stato ricordato con un minuto di applausi; Lebron James, durante una cerimonia in suo onore, commuove tutti con un discorso ripensando a tutti gli anni passati a giocare nella stessa squadra.

Questa leggenda ci ha dimostrato che non bisogna mai mollare, bisogna credere nelle proprie capacità ed essere testardi per riuscire a raggiungere i nostri obiettivi.  Kobe Bryant ci ha insegnato che ogni giorno dobbiamo impegnarci  per giocare la nostra partita più bella.

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