Kobe Bryant e sua figlia Gianna sono tra le vittime dell’incidente dell’elicottero precipitato a Calabasas, California.La notte più buia. Non solo per tutti gli appassionati di basket. Kobe Bryant era conosciuto anche da chi di pallacanestro sapeva poco o niente. Era un’icona di vita, sport, bellezza, moda, umanità.Uno dei pochi cestisti che hanno sempre avuto un sorriso, per compagni, avversari, perfino per gli arbitri. Figlio dell’ex giocatore Joe “Jollybean” Bryant, che militò anche in diverse squadre italiane, Kobe è cresciuto nel nostro Paese. Parlava un italiano perfetto. Si chiamava Kobe perché suo padre Joe, quando seppe la notizia che aspettava un figlio, stava ordinando al ristorante la sua carne preferita. “Kobe” appunto. È stato “il” campione degli ultimi 20 anni. Dopo Michael Jordan, prima di LeBron James, Kawhi Leonard e degli altri campionissimi a venire. È l’unico giocatore NBA di cui siano state ritirate due maglie, perché ha giocato sia con la numero 8 che con la 24. Sempre dei Lakers, sempre fedele ai “propri” colori gialloviola in un’epoca in cui non succede più, in nessuno sport. Kobe ha vinto 5 campionati NBA, due ori olimpici con la nazionale USA e perfino un premio Oscar. Lo vinse con il bellissimo cortometraggio animato Dear Basketball, ispirato alla lettera che ha dedicato alla pallacanestro al momento del suo ritiro nel 2016. Quando gli chiedevano se da padre di quattro femmine gli spiacesse non avere avuto un maschio che portasse avanti il suo nome nella pallacanestro, rispondeva: «Sta scherzando? Io ho la mia Gianna, che porterà avanti il nostro nome nel basket!».C’era anche Gianna, sull’elicottero. Stavano andando a una partita di basket della ragazza di 13 anni.
Tutti amavano Kobe e non si poteva fare altrimenti perché era una persona fantastica e un giocatore formidabile, lo stesso vale per Gianna che sarà sicuramente diventata come il padre una leggenda del basket femminile. Tutto il mondo amava e ama Kobe e tutto il mondo lo ricorderà per sempre.

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