Come ormai saprete, Kobe Bryant, ex giocatore, tra i migliori della storia, dell’NBA è morto in seguito ad uno schianto con il suo elicottero privato, insieme a sua figlia di tredici anni. Tutto il mondo ha dimostrato il suo affetto verso questo personaggio e la sua famiglia, non solo quindi dall’ambiente del basket, cioè da quelli che seguono assiduamente questo sport, ma anche da quelli che non vedevano Kobe come un fuoriclasse, ma solo come una grande persona, hanno dato prova della loro ammirazione. Questo perché era un personaggio di un’importanza trasversale, che ha segnato più generazioni e che continuerà a farlo con le successive, poiché di lui, la cosa che ha colpito sicuramente di più, è la sua grinta, il suo carisma e la sua positività.

Anche noi italiani possiamo sentirci fortunati, visto che Bryant ha vissuto dai sei ai quattordici anni in Italia, vivendo la sua infanzia qui, dato che il padre, cestista anche lui, militava in alcune squadre italiane. Anche da piccolo, a detta dei suoi amici d’infanzia, Kobe a sempre avuto l’ambizione di diventare un fuoriclasse: basti pensare ad episodio che hanno raccontato sempre alcuni suoi vecchi amici, nel quale il futuro giocatore dei Lakers si era disperato dopo un leggero infortunio al ginocchio e continuava a piangere; i suoi compagni provavano a calmarlo, senza riuscirci, e quando uno di loro gli disse “Non è niente tranquillo!” Kobe rispose:” Mi sono rovinato la carriera, così non mi prenderanno in NBA”, quel ragazzo, o meglio, quel bambino, aveva allora solo 9 anni, e mentre i suoi compagni a quel tempo si misero a ridere, in seguito capirono che in realtà quel bambino aveva la giusta volontà per farcela.

All’età di diciotto anni, infatti, si dichiara eleggibile per il draft NBA e viene scelto dagli Charlotte Hornets, che poi lo daranno ai Los Angeles Laker, dove fin da subito comincia a imporsi diventando, nel giro di un anno, il titolare più giovane di sempre. Gioca per la squadra di Los Angeles per quasi venti anni, totalizzando più di trentatremila punti, vincendo cinque anelli dell’NBA e numerosi premi individuali. Anche con la nazionale si fa valere, vincendo due olimpiadi.

Insomma, possiamo e dobbiamo considerarlo come uno dei più grandi esempi di mentalità vincente, di doverci credere sempre, dei nostri tempi.

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