“Le leggende non muoiono mai” è così che la stella dei Lakers LeBron James è tornata a parlare della tragica scomparsa di Kobe Bryant. “Ha ispirato persone più giovani e più grandi di lui. Tanti sportivi professionisti che stanno facendo grandi cose lo devono a Kobe”. Nei giorni successivi al 26 gennaio, data della scomparsa dello statunitense, moltissimi ammiratori hanno voluto celebrarlo, nel ricordo anche della piccola Gianna Maria-Onore, con tweet, murales e interi luoghi dedicati a lui. Ciò non è dovuto solo per onorare il talento del cestista dei Lakers, ma perchè Kobe è stato un uomo e un padre dal grande carattere. “Se non credi in te stesso, chi ci crederà?” o ancora “Arrivare secondo vuol dire essere solo il primo tra gli sconfitti” sono solo due esempi della sua tenacia, determinazione, generosità e pacatezza. Anche l’Italia piange con grande dolore un  uomo che ha vissuto gran parte della sua infanzia nel nostro Paese. Lui, infatti, ha coltivato la sua passione per il basket tra i campi di Rieti e Reggio Calabria, per proseguire a Pistoia e infine a Reggio Emilia, luogo nel quale ha anche iniziato a sognare un posto nell’Olimpo della pallacanestro. Ha da sempre affermato che da grande avrebbe giocato nell’NBA e così è stato: ha vestito per 20 anni la maglia dei Los Angeles Lakers, dal 1996 al 2016, vincendo 5 titoli (2000-2002, 2009, 2010). 18 volte All-Star, 15 volte membro del team All-Nba, 12 volte membro del team All-Defensive; è stato il quarto marcatore di sempre nella storia. Questi sono i numeri da capogiro del cestista statunitense. Il tremendo incidente che lo ha coinvolto, seppur terribile appunto, bisogna prenderlo come lezione di vita: una persona che apparentemente aveva soldi, fama, una famiglia fantastica, può scomparire da un momento all’altro. Pertanto il match più duro da disputare è la propria vita.

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