La scorsa settimana, in seguito ad un incidente aereo, è morto, assieme ad altre otto persone, tra cui sua figlia, uno dei migliori giocatori della storia della pallacanestro: Kobe Bryant. Ciò ha provocato una grandissima emozione alla popolazione, espressa da tweet, video e foto sui social, iniziative, discorsi e graffiti sui muri. Milioni di modi, per ricordare un uomo che era ed è fonte di ispirazione per tutti. Questo non avviene solo perché si sta parlando di un grandissimo giocatore dell’NBA, un fenomeno. Tutti questi gesti, vengono da gente che, anche se inconsapevolmente, riconosce la sua grandezza come persona, come uomo. Kobe Bryant è a tutti gli effetti un modello di vita: un affettuoso padre e marito, un benefattore che guardava al sociale, fondando scuole e organizzazioni volte ad aiutare le persone.
Riflettendo, emerge come un episodio del genere dia una scossa, se preso da un certo punto di vista. Sta a noi incanalarlo verso qualcosa di positivo, soprattutto sta ai suoi cari, a coloro che sono stati toccati “fisicamente” dalla sua morte.
Quando un evento diventa reale nel nostro quotidiano, ci destabilizza, ci coglie impreparati. Se noi uomini, diretti o non diretti interessati di un certo avvenimento, riusciamo ad accettarlo in quanto cambiamento, ad integrarlo in noi, allora riusciremo a trarne un “beneficio”. La chiave, è quella di cominciare a vivere il presente, smettendo di bazzicare nel passato.
Infatti anche se la sua morte ha sicuramente distrutto i suoi cari, sconvolgendo molte persone, paradossalmente, può diventare qualcosa che ci faccia sentire più umani, che ci dia uno scopo migliore di quello con cui ci alziamo ogni mattina, facendoci sentire più vivi. Magari ciò può avvenire portando avanti i suoi valori, quali la dedizione, la ricerca costante del miglioramento, il progresso individuale.
Una figura in grado di trasformare uno sport collettivo in una singola prestazione, poteva risultare antipatico, spaccone e prepotente agli occhi di qualcuno, ma lui era questo, il sinonimo di ineluttabilità.
È così che la sua morte può diventare un segnale al nostro io interiore, esortandolo a prendere in mano il copione della nostra vita, come faceva Black Mamba.

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