Chi non conosceva Kobe? Chi potrebbe essere quell’ignorante che non ha mai sentito parlare di un uomo che ha dato tutto, veramente tutto alla pallacanestro, ed è diventato leggenda in ciò? Ovviamente nessuno. Kobe non era un semplice giocatore di pallacanestro: era un padre, un amico, un allenatore, un’ispirazione. Quando un uomo del genere, anche se lontano centinaia di chilometri dalla tua tv o dal tuo smartphone ti regala certe emozioni, quel brivido che ti sale lungo la schiena quando compie atti fuori dall’immaginario umano, quel desiderio di ambizione che ti fa dire “voglio essere come lui”, allora per me quello può essere considerato un uomo di famiglia, un parente. Perché diciamolo, la sua scomparsa ci ha sconvolto un po’tutti, appassionati e non, come forse mai successo prima.

Per chi, come me, la mattina si alza, e dà uno sguardo alla maglietta n.24 appesa al muro di Kobe, ora scende una lacrima, poi due, poi tre, fino a pensare quanto sia crudele il destino. Il Black Mamba è stato una fonte d’ispirazione per chiunque, per chi non trova le forze di continuare, per chi si deve alzare la mattina alle 5 e, guardando quella maglietta, trova un’energia nascosta in sé per affrontare la giornata. Questo perché Kobe è in tutti noi, non ci ha mai lasciato e non ci lascerà mai. Noi italiani poi, lo sentiamo ancora di più parte del nostro cuore, perché ci è stato vicino più di quanto potessimo immaginare: in Emilia, a Reggio Calabria, a Pistoia. Kobe è e sarà sempre un po’ italiano, un po’ più parte di noi.

Era un uomo dalla mentalità di ferro, che in allenamento alzava continuamente l’asticella, che chiedeva sempre il massimo dal suo corpo, e nonostante cadesse innumerevoli volte, si rialzava sempre, e sempre più forte. Era un uomo che ha diviso, appassionati, tifosi, giocatori, e chi lo odiava lo odiava veramente, ma questi giorni tutti lo piangono, anche i gli avversari più ostici; era l’uomo che ha unificato il mondo della pallacanestro e lo sport in generale; tutti hanno riconosciuto la sua grandezza, sia per le sue giocate, sia per i valori che ha rappresentato e incarnato, per l’amore ed il rispetto per il gioco, per il sacrificio della sua maledettamente breve vita per questo sport.

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