A fronte di tutto ciò che è successo negli ultimi giorni mi sento di dire che per me no, non si sta esagerando. Adesso più che mai ci serve una sorta di punto di unione; un qualcosa che ci impedisca di crollare all’incertezza e che ristabilisca la tranquillità e la calma. In un certo senso i telegiornali sono diventati la nostra ancora di salvezza e un po’ tutti ormai accendiamo nella speranza che ci dicano: è tutto finito.

Come descrivere questo periodo? Forse l’ideale sarebbe: periodo di ansie e psicosi e di male informati che scatenano panico. La gente ha paura e posso anche capirlo: non si vede un virus; quello arriva silenzioso e ti coglie di sorpresa. Cosa fare lo sappiamo tutti; ce lo hanno ripetuto talmente tante volte che ormai ci cadono le mani per quanta amuchina e quanto sapone abbiamo usato. È importante sapere che non è una scelta; tutti noi siamo tenuti a farlo, non tanto per noi stessi ma soprattutto per gli altri. Se non fermiamo il contagio manderemo al collasso il settore sanitario perché, anche se non è detto che il virus mi colpisca in maniera così violenta da aver bisogno di cure ospedaliere, più persone sono contagiate e più c’è la possibilità che altri ne abbiano bisogno. Le persone sono troppo spaventate e forse un po’ egoiste per arrivare a pensare più in là di loro stessi. Onestamente non mi sento di giudicare perché penso sia umano ma bisogna anche usare un po’ la testa e rendersi utili. Al virus di per sé, almeno noi gente inesperta in quanto ad antibiotici e a vaccini, non possiamo far niente, ma possiamo aiutare l’Italia non prendendolo perché chiunque, giovane o anziano che sia, se ha un malore potrebbe morire lo stesso se non ha posto o modo di essere soccorso. Il recente episodio dell’assalto alla stazione di Milano per prendere i treni notturni per scappare via verso il sud non fa altro che mostrare la nostra stupidità. Ma scappare via da cosa? Pensate di esservi “salvati”? Ogni persona può benissimo averlo preso ma essere asintomatico ma quindi però capace di trasmetterlo. Si lamentano tutti di questo problema; tutti vogliono che tutta questa storia finisca presto ma poi chi si impegna davvero?  Siate coerenti e rispettate le regole.

 Quello che vorrei dire io all’Italia è questo: so di non avere esperienza in campo medico ma onestamente non penso che si potessero prendere migliori decisioni di quelle prese da chi sta al governo. Tutti hanno qualcosa da dire; tutti vogliono giocare a fare i politici quando tutto è “facile” ma scommetto che adesso nessuno fa lo spavaldo. Onestamente, chi vorrebbe trovarsi al loro posto? Ci hanno detto che stare a casa è la migliore delle cose da fare e io mi chiedo: cosa volete di meglio? Ai nostri nonni e stato obbligato di andare in guerra, a noi chiedono di stare a casa. Vi lamentate che non avete mai tempo per voi; che non avete tempo per dormire o studiare e ora ce lo avete; rilassatevi e guardate un film su Netflix. Non posso dire che è una passeggiata; anche io mi annoio; anche io non vedo l’ora di tornare alla normalità. Se a tutti voi, come me, manca qualcosa dobbiamo unirci, stando sempre ad un metro e mezzo di distanza, e collaborare affinché questo desiderio non rimangia tale e affinché questo “un giorno sarà tutto finito” diventi “domani sarà tutto finito”.

Ho giocato sempre a pallavolo. Può sembrare un qualcosa di non così fondamentale e lo capisco, la magia che ti fa provare uno sport non è una cosa per tutti. Non c’è niente di più puro e di genuino dell’amore che condivido con quelle che ormai sono diventate compagne non solo sul campo. Sono loro ciò che conta per me; è la mi squadra a mancarmi di più. Sono in questi momenti che mi rendo conto di quello che avevo e che facevo senza rendermene conto: quegli abbracci di gruppo prima di ogni partita; quegli urlacci di grinta e di rabbia in faccia dopo un punto faticato; quei sorrisi sinceri di quando una di noi fa un bel punto; quella sensazione di sentirmi fiera di far parte di una squadra sempre, anche quando si perde; quella sensazione di essere esattamente dove devo essere. Sono quelle azioni, quelle sensazioni che non posso più provare e che non vedo l’ora di poter di nuovo farlo; quelle cose che solo chi condivide una passione per questo sport può capire. Quindi per te che leggi, quella palla può significare nulla; è senza storia e senza importanza ma ha saputo racchiudere la mia di storia e che saputo fare breccia nel tuo cuore per trovarsi importanza. È sempre stata la mia medicina e ora che siamo tutti malati; malati di paura, lei non può essere qui. Basta poco: seguire le regole. Fatelo tutti, vi prego, perché lei senza di me non vola ma io senza di lei non vivo.

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