Il CoVid-19 sta facendo cadere molte maschere e scoperchiando molti vasi di Pandora, come ad esempio l’incapacità di Paesi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti di affrontare emergenze, soprattutto di tipo sanitario. Nel nostro caso invece non è sorto nulla di nuovo: siamo indietro. Non che sia una scelta di noi cittadini italiani, semplicemente nel nostro Paese ogni barlume di progresso è rallentato e/o fermato del tutto da burocrazie infinite, ignoranza o dalla Chiesa. Nel campo medico infatti siamo sempre in ritardo, tanto che in questo momento nessuno parla ad esempio delle ragazze che non riescono a trovare centri in cui abortire, o delle persone in transizione che non riescono a ricevere i loro farmaci e questo potrà causare loro gravi danni. Difatti il problema sono le modalità, i meccanismi complessi, non sono le teste, perché di cervelloni, o meglio di studiosi, italiani, ce ne sono moltissimi, ma tra emigrazioni in altri Stati, impieghi precari e pratiche molto lunghe, la ricerca in Italia non riesce a proseguire.

Oramai, data la situazione di emergenza, gli investimenti non possono essere impiegati nei laboratori, era un lavoro da fare molto prima di questa pandemia. Ma la mia speranza per quando torneremo alla vita normale è che qualcuno abbia la prontezza di puntare proprio in questo settore, che riesca a credere nei giovani italiani che hanno studiato per anni e anni e hanno le potenzialità per raggiungere i più importanti laboratori mondiali, senza dover uscire dal Paese. Confido in qualcuno che riesca a semplificare le modalità che permettono ai nostri centri di lavorare, che capisca che forse per ripartire è lì che bisogna puntare.

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