Molte sono le immagini toccanti che potrebbero raccontare questo tragico periodo e meritano “ammirazione”, “stima” e commozione per i suoi protagonisti. Io però vorrei condividerne un’altra, che credo, possa rappresentare lo stesso tempo vissuto da noi studenti. Quello in foto è mio fratello, 8 anni, terza classe di Scuola Primaria, che dal 5 marzo, insieme ad altri 8 milioni di studenti è a casa perché anche le scuole sono naturalmente chiuse per il contenimento della pandemia. Dopo circa una settimana, le scuole si sono organizzate per la DAD (didattica a distanza) e da allora, attraverso computer, tablet o cellulari, riusciamo a seguire le lezioni on line. I problemi sono molteplici, ma insegnanti e studenti si sono reinventati per far fronte a un’emergenza i cui sviluppi sono difficili da prevedere e che ha un forte impatto psicologico sulla vita di tutti. Si naviga a vista cercando di fare del proprio meglio, nonostante alcune difficoltà, però, penso che il nostro Paese stia facendo un ottimo lavoro: lo studio non è di certo uguale a quello che si svolgeva a scuola, ma stiamo riuscendo ad adattarci. Gli studenti stanno cercando di trarre il meglio da questa esperienza senza dubbio complessa e tutti, soprattutto mio fratello, non vede l’ora di ritornare nella sua vera classe.

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