La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha ormai confermato che, per quanto riguarda l’italia, il ritorno tra i banchi di scuola è previsto per settembre. Ovviamente sarà organizzata in modo diverso per rispettare le regole di sicurezza e il distanziamento sociale, è quindi per ora prevista una didattica mista che prevede di dividere le classi e far partecipare metà ragazzi alla lezione dai banchi di scuola e l’altra metà da casa, con il supporto della didattica a distanza che la stessa ministra ha definito “un successo”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è espresso a riguardo affermando “Le scuole chiuse sono una ferita per tutti. Ma anzitutto per voi ragazzi, per i vostri insegnanti, per tutti coloro che, giorno per giorno, partecipano alla vita di queste comunità”. C’è però una problematica che preoccupa i dirigenti, i maestri, i professori e le famiglie stesse: l’aumento delle disparità tra i ragazzi dovute, ad esempio, alla mancanza di supporti, rete internet che non funziona allo stesso modo ovunque e poca preparazione a un nuovo modo di fare scuola. Si è espresso così a riguardo l’ex sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano “Ritengo che si debba tornare tutti a scuola quando le condizioni sanitarie lo consentiranno. I turni non rispondono all’interesse della scuola e nemmeno ai dettami della sicurezza. Non riesco a intravederne i punti di vantaggio di un’operazione del genere. Non so se è logico pensare che muovere metà degli alunni sia meno pericoloso che spostarli tutti. Dobbiamo considerare gli aspetti logistici dell’organizzazione dell’attività scolastica. Non c’è lo spazio per distanziare gli alunni, i mezzi di trasporto dopo un certo orario non ci sono in alcune aree del Paese”, e io personalmente mi trovo molto d’accordo con quanto detto da lui.

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