Se tutto andrà bene e la curva dei contagi continuerà a scendere, a settembre, più di otto milioni di bambini e ragazzi torneranno sui loro banchi. Solo il pensiero, in questo periodo in cui sembra spaventoso e rischioso vedere due amici passeggiare l’uno a fianco all’altro, appare davvero come un’utopia.

Eppure, nonostante le difficoltà, le preoccupazioni, le giornate frenetiche e senza riposo, ogni studente aspetta con ansia quel momento. Siamo ragazzi e abbiamo bisogno di interagire, di farlo senza barriere, senza schermi. Oltre a essere la maggiore fonte di istruzione, il luogo dove ci prepariamo a diventare degli adulti maturi e consapevoli, la scuola è anche il luogo in cui vediamo i nostri amici.

Per questo, è fondamentale trovare una soluzione per poter riaprire al più presto gli istituti scolastici. Come far fronte però agli annosi problemi delle nostre scuole, ovvero spazi ridotti e classi numerose? Per far fronte a queste questioni, l’ipotesi più sentita, in questo momento, è quella di dimezzare il numero di alunni in aula in modo che si possano rispettare le distanze di sicurezza. I docenti dovrebbero avere a fianco una telecamera per trasmettere la lezione in streaming con gli studenti rimasti a casa.

Le soluzioni devono essere differenziate nelle varie regioni – come avviene attualmente in Francia – e, soprattutto, in base all’età degli scolari. Per i più piccoli, infatti, è indispensabile la relazione in presenza: un bambino di otto anni non può seguire una lezione su un monitor, ha bisogno di giocare e, per imparare a leggere e scrivere, è necessario che un adulto lo segua e gli insegni come si sta sui banchi, a non distrarsi, a seguire una lezione. Le Scuole primarie, dunque, saranno le prime a riaprire, garantendo più attività all’aperto, come laboratori di arte e musica o incontri sportivi, per cercare di limitare il contagio.

La didattica a distanza, invece, continuerà, almeno in parte, anche l’anno prossimo nelle scuole secondarie di secondo grado, dove, grazie alla maggiore autonomia dei ragazzi, lo smart learning ha funzionato meglio.

La situazione è resa ancora più complessa dal problema dei trasporti: bisognerebbe dividere gli studenti non solo in relazione ai propri compagni, ma basandosi anche sul luogo di provenienza. Così facendo, dovrebbero essere più scaglionati anche gli orari delle lezioni.

Insomma se il futuro è ancora molto incerto, sicura è la necessità di buon senso e responsabilità da parte di tutti: senza, lo sforzo di tutti questi mesi di clausura sarà stato vano e il lock down tornerà, inesorabile.

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