Il termine “razza” utilizzato per qualificare un essere umano non ha alcun fondamento scientifico e si basa su un’idea antiquata e discriminatoria, mirata ad opprimere determinati gruppi umani. Le divisioni che questo termine ha creato persistono tuttora. Nello sforzo della nostra società di rimuovere le strutture e la terminologia che stigmatizza questa forma di oppressione, si è aperto un dialogo riguardo all’uso della parola razza nella Costituzione italiana. Se sia giusto o meno eliminare l’uso della parola razza nella Costituzione è una problematica assai complessa, non solo a livello pratico (infatti per compiere un tale cambiamento sarebbe necessaria una procedura giuridica aggravata), ma soprattutto a livello teorico, in quanto il concetto di razza, con il significato che ha assunto, non coincide con quello più sociologicamente accurato di etnia e le discriminazioni che la Costituzione intende combattere vengono fatte in base al primo e non al secondo. Un simile cambiamento alla Costituzione non sarebbe dunque molto efficace e sarebbe più performativo che altro, portando via attenzione a reali e concreti cambiamenti necessari allo smantellamento del razzismo sistemico del nostro Paese.

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