Il sistema elettorale degli Stati Uniti si basa sull’Electoral College, un sistema antiquato ed antidemocratico, creato dai padri fondatori per evitare che tutta la popolazione avesse un impatto sulla scelta del presidente. Ogni quattro anni gli elettori americani non votano il presidente, ma una lizza di Grandi Elettori, il cui numero dipende da stato a stato, che a loro volta voteranno il presidente: il candidato che sarà votato da più di 270 Grandi Elettori su 538 sarà il presidente. Questo significa che le campagne di solito ignorano gli stati che sono sicure di vincere, concentrandosi su pochi “swing states” che determineranno l’elezione. Ciò vuol dire che non importa, per esempio, il margine con cui i Democratici vincono uno stato sicuro come la California, e di conseguenza milioni di voti vengono “sprecati”. Un presidente può quindi vincere il voto popolare ma perdere l’elezione comunque, come è stato il caso della Clinton. Nelle ultime elezioni presidenziali il Democratico Joe Biden ha ottenuto sia il voto popolare che quello elettorale grazie alla vittoria in Pennsylvania, uno degli “swing states” più contesi dell’elezione. 

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