È certamente affascinante osservare come l’ingegno umano possa essere prodigioso e portare ad innovazioni sempre più strabilianti: oggi è il caso di Hyperloop, il treno a lievitazione magnetica che viaggia nel vuoto. Ebbene sì, il per noi inconcepibile concetto di vuoto è ciò che lo rende così particolare, permettendo l’eliminazione quasi completa dell’attrito e quindi il raggiungimento di velocità impensabili. Questo è anche ciò che lo differenzia dal già collaudato MagLev, ovvero un treno che utilizza come mezzo di locomozione le uniche forza di attrazione e repulsione magnetica e che dunque levita, incontrando come unica forza contraria quella dell’aria. Oggi è in uso soprattutto in Giappone, dove rappresenta un mezzo di trasporto ormai quasi comune, con i suoi 600 km/h e il rumore minimo.
Anche in Italia si pensa all’innovazione ed è in progetto la creazione di una tratta Milano-Torino percorsa proprio da Hyperloop. Ciò consentirebbe sicuramente un agio maggiore per i pendolari e per l’interrelazione tra le due metropoli, vista la durata del tragitto intorno ai sette minuti; se si ingrandisse, varrebbe anche come investimento contro l’inquinamento prodotto dai voli aerei. Probabilmente i due volontari, che poco tempo fa hanno provato per primi a viaggiare sul Virgin Hyperloop nel deserto del Nevada per una breve tratta di 500 metri, hanno pensato proprio all’innovazione e ai vantaggi che la diffusione di un tale mezzo porterebbe al sistema di rete di comunicazioni mondiale, nonostante gli elevati costi delle infrastrutture. Quanto all’accoglienza nel nostro Paese, un simile progetto ad alcuni appare un affascinante via verso il progresso, ad altri magari sembra effimero, soprattutto alla luce dei dati forniti dall’Omio, la piattaforma digitale più diffusa e utilizzata in Europa per la prenotazione di viaggi in treno. L’anno scorso, infatti, la classifica delle reti ferroviarie nel nostro continente, stilata da Omio, ha visto l’Italia in ottime posizioni: la nostra nazione può vantare una delle linee più veloci, con un apice di 394 km/h, e uno dei sistemi ad alta velocità più estesi in costruzione (370 km). Dati sorprendenti, considerate le difficili condizioni sismiche, idrografiche, orografiche e franose dello Stivale, che giustificano gli elevati costi di produzione ma anche la non estesa copertura del territorio.
 Il dubbio è quindi che la costruzione di linee Hyperloop non sia una necessità qui, ma piuttosto risponda al capriccio, alimentato da una civiltà sempre di corsa, di ottenere tutto il più presto possibile, ma che potrebbe portare gradualmente all’eliminazione della gioia creata dall’aspettativa e maturata con ore di viaggio e di riflessione. Eppure è inutile negare gli evidenti vantaggi che porterebbe la diffusione di tale mezzo, aspetti che pure i più restii a non “avere i piedi per terra” dovranno accettare. Ultima paradossale considerazione: in un periodo in cui dover mantenere le distanze è ciò che più ci caratterizza, lo sviluppo di questo nuovo mezzo porterà a sentirci tutti più vicini.

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