Vedere il maschio come l’essere umano predefinito è uno dei fondamenti della struttura sociale umana e il cosiddetto gender gap nasce proprio da questa concezione, dall’uso del maschile generico nella lingua, fino alla definizione di “sesso debole” inteso come sottocategoria del maschio. Tale visione della donna porta a numerosi fenomeni, anche gravi, come la violenza di genere, la cultura dello stupro, il victim blaming, tutti casi in cui il genere femminile non viene considerato alla pari di quello maschile e in quanto elemento debole risulta facilmente oggetto di abusi. Riguardo alla gender equality nessuno di noi vedrà la parità di genere in ambito lavorativo almeno per i prossimi 108 anni dalla stima fatta dal global Gender Gap Report 2020. Su 153 Paesi analizzati, l’Italia è al 76° posto nelle pari opportunità lavorative fra uomo e donna. Nel nostro Paese gli unici ambiti in cui si è raggiunta la sostanziale parità di genere sono nella tutela della salute e nell’istruzione. La situazione è invece preoccupante sia per quanto riguarda la partecipazione all’economia del Paese, con un gap di oltre il 40%, sia per la partecipazione politica, dove la distanza da colmare è del 73%. Riguardo al salario, lo scarto fra una lavoratrice laureata e un lavoratore diplomato è di circa 6000 euro, segno del fatto che il titolo di studio femminile non è considerato nella stessa misura di quello maschile.

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