“Non funziona più, è rotto, bisogna buttarlo, eliminarlo, disfarsene”.

Questi termini descrivono la scelta dello smantellamento del radiotelescopio di Arecibo.

La distruzione di uno dei più antichi, più grandi e importanti messaggeri dello spazio sottolinea ancora di più quella mentalità tipica della nostra società dove il brutto, il danneggiato viene visto come escluso, emarginato e da allontanare dalla propria vita.

Perché non decidere di ripararlo? Di servirsene in altro modo? Potrebbe diventare un’attrazione turistica per tutti gli appassionati del mondo spaziale, ma anche di quello cinematografico circa i molti film, che hanno utilizzato questa enorme parabola come scenografia. Certamente si presenterà un problema in ambito economico, poiché buttare un oggetto è sicuramente più economico rispetto al ripararlo, che implica l’acquisto di pezzi di ricambio e spreco di tempo. Ecco la parola “spreco”: distruggendo questo radiotelescopio, sicuramente risulterebbe sprecato il lavoro di numerosi scienziati e la memoria del progresso scientifico compiuto con la costruzione di tale strumento spaziale .

Dunque perché non decidere di investire sulla base dei dati, dei progressi conseguiti. Forse un giorno, grazie ai continui perfezionamenti compiuti dalla scienza, potrebbe giungere dallo spazio un’inaspettata risposta a quel messaggio spedito tanto tempo fa.

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