IA, la tanto apprezzata e temuta Intelligenza Artificiale. Apprezzata perché ci permette di avere un dominio sul mondo tale, che perfino Bacone sarebbe stupito di noi! Temuta perché ci fornisce mezzi che noi stessi non possediamo, in una cornice al contempo affascinante e tenebrosa. Tuttavia, almeno per ora, la tecnologia che prende il sopravvento sull’uomo è argomento confinato alla cinematografia, ma la prospettiva futura non è da sottovalutare: l’uomo infatti, così come ha sviluppato “intelligenze” che gli permettessero di oltrepassare i propri limiti, consapevole di tali limiti deve provvedere a imporre limiti alle sue tecnologie. Certo è che le IA devono essere più acute di noi, perché sennò verrebbe meno la loro efficienza. Al tempo stesso, però, è necessario che tale superiorità sia confinata ad ambiti specifici: perché, se una macchina dovesse presentare tutte le potenzialità dell’uomo in misura maggiore di quelle del suo artefice, allora potremmo dire che l’uomo non è altro che un’intelligenza meno prestante di un’altra da lui stesso creata… cosa che ci porterebbe da una parte al paradosso, dall’altra all’incapacità di gestire i nostri stessi mezzi. O peggio: di diventare noi mezzi dei nostri presunti mezzi. Dopotutto da sempre chi è più intelligente prevale, come dimostra la storia dell’uomo. Ma può un essere imperfetto produrre un essere più perfetto di sé? Cartesio direbbe di no, ma il futuro lascia spazio anche a questo tipo di speculazioni. Ad ogni modo, per ora la tecnologia è uno strumento indispensabile per il nostro attuale sviluppo e ci accompagna fedelmente alla ricerca di un’evoluzione consapevole, o che perlomeno tale ci appare.

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