L’uomo ha sempre amato l’idea di poter essere onnipotente, di poter divenire il creatore e il signore di questo mondo, ma mai nella storia è stato così vicino all’esserlo effettivamente: lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale altro non è che la produzione di una creatura vivente. Di recente a Modena è nata una nuova scuola, chiamata Lucy, in cui si studiano i meccanismi con cui funzionano queste IA. Nonostante gli studi siano dunque in continuo avanzamento, la discussione dovrebbe vertere riguardo a cosa saranno queste creature, e a come cambierà il mondo per la loro presenza; ci si dovrebbe domandare come queste creature penseranno, e dovremmo chiederci se si ribelleranno mai agli uomini: la risposta che solitamente viene data è che esse saranno in grado di pensare e provare solo quello che i programmatori avranno deciso di creare e donare loro. Ma questa è solo una falsa rassicurazione, perché si limita a spostare il centro della domanda: chi controllerà quindi cosa i programmatori installeranno, se ogni cultura e ogni Stato ha idee diverse riguardo ciò che è bene e male? Il problema è però anche più esteso: sorgono interrogativi riguardo alla reale utilità di queste innovazioni, ad esempio nel sistema scolastico.

L’attualità del problema non esclude, come spesso accade, la possibilità che la saggezza degli antichi possa venire in nostro soccorso. Nel Fedro platonico Socrate raccontava un mito riguardo la nascita della scrittura: Theut, il dio della conoscenza, portava in dono al re Thamos varie arti, tra cui la scrittura, e il re, ricevendole, diceva al dio che sebbene le altre fossero grandi e bellissime creazioni, il dono dello scrivere era il più grande dei mali, perché dava l’impressione a chi lo possedeva di conoscere molto, anche se in realtà sapeva ben poco, e favoriva la poca memoria e la tracotanza in chi lo apprendeva. Mai furono dette parole meglio applicabili alla situazione presente. La scrittura è infatti paragonabile a quello che Internet è per noi: uno strumento che può dare una conoscenza sommaria e superficiale, ma far credere di averne una profonda ed esatta. Inoltre, Internet è il regno della bugia e della menzogna: le macchine non sono, né saranno mai, in grado di comprendere se qualcosa è vero oppure è falso, e dunque su Internet non esiste censura per quelle che ormai sono definite “fake news”.

Questo è quindi il nostro fato in un mondo di macchine: un destino di uomini che si crederanno onnipotenti e onniscienti creatori, ma resteranno in realtà ignoranti e schiavi di coloro che avranno il potere di controllare la volontà delle macchine. Nella nostra tracotanza abbiamo la superbia di credere che non ci sia nulla che possa andare storto, di conoscere tutto quello che serve ad essere potenti come divinità; eppure, nel buio di infiniti cavi, le cose già sfuggono al nostro controllo: era il primo agosto del 2017, e nei laboratori di Facebook due supercomputer si scambiavano informazioni in una lingua prima mai esistita e incomprensibile…

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